apr 28 2009

Vacanze estive in montagna a Nocera Umbra

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Nocera Umbra è una ridente località montana della provincia di Perugia.

Fu un insediamento di origine umbra Noukria, fondata dai Camers (Camerinesi) a 109 miglia da Roma e vicina alla catena degli Appennini Nocerini. La località si sviluppò prevalentemente in età romana (col nome di Nuceria Camellaria), grazie alla sua ubicazione lungo la Via Flaminia, proprio dove si diramava un ramo della Flaminia, che attraversati Dubios e Prolaqueum proseguiva per Ancona. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, nell’elenco dei Popoli Umbri cita i “Nucerini cognomine Favonienses et Camellani”, (i Nocerini chiamati Favoniensi e Camellani), i primi (Favoniensi) avrebbero abitanto nella vicina località oggi chiamata Pievefanonica, mentre un gruppo di Camellani si sarebbero trasferiti vicino ad Arcevia nel Piceno.

Nel V secolo fu sede di diocesi e prima del sec. X inglobò anche il vastissimo territorio già delle antiche città di Tadinum, Plestia e Sentinum. Il primo saccheggio, se non una vera e propria distruzione, come dice lo storico Jordanes, si ebbe al passagio dei circa 100.000 Goti di Alarico, diretti verso Roma (che presero nel 410). Occupata nel 571 dai Longobardi, data la sua importanza strategica,divenne sede del Gastaldo, (uno dei 10 del Ducato di Spoleto, con un’autorità simile al prefetto di provincia attuale) che aveva responsabilità militari,amministrative e giudiziarie, coadiuvato da alcuni Sculdasci dislocati nel vasto territorio. Già dalla prima invasione longobarda fu sede anche di una Arimannia, formata da famiglie di guerrieri nobili e molto ricchi dei quali alla fine dell’800 è stata trovata una vasta necropoli. Con i Franchi, divenne contea dell’estremo nord-ovest del Ducato di Spoleto, zona di confine con le terre dipendenti dall’Esarcato Bizantino di Ravenna.La città alto medioevale, chiusa nelle sue mura inaccessibili e con la sua rocca inespugnabile in cima, circondata di torri, aveva circa tremila abitanti.
Nocera Umbra è una ridente località montana della provincia di Perugia.

L’intera vastissima diocesi(1500 km²) intorno ai diecimila abitanti.

Fu presa e incendiata da Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, nel 1248, per il suo essere di parte guelfa e per via di una ribellione.

Ricostruita, fu prima sotto il governo dei Trinci di Foligno e poi, dalla metà del XV secolo, pur avendo un proprio governatore, fece parte dello Stato della Chiesa fino all’Unità d’Italia, nel 1860.

Nel settembre 1997, gli eventi sismici del terremoto con epicentro a Colfiorito, tra Umbria e Marche, ha reso completamente inabitabile l’antico centro storico, di cui solo una piccola parte è stata restituita all’agibilità.

Caratteristica città medioevale e famosa per la bontà delle acque del suo territorio, portate nel ’600 fino a Costantinopoli, è dominata dalla grande torre, detta il Campanaccio, unico resto della robusta rocca dei suoi Gastaldi, poi dei suoi Conti.

Dell’antica cattedrale, inglobata nella fortezza, resta solo il portale del sec. X. Di grande importanza è la chiesa di San Francesco, romanico-gotica del XIV secolo, non solo per gli affreschi di Matteo da Gualdo, ma anche perché è sede della Pinacoteca comunale, con opere dell’Alunno, del Maestro di San Francesco e della scuola del Cimabue. Nel museo sono custoditi anche reperti di epoca romana, tra cui un miliario della via Flaminia per Ancona, un ritratto femminile, frammenti di mosaico, un cippo del III secolo e alcune parti del monumento funebre, ornato a suo tempo di quattro iscrizioni greche, del vescovo Varino Favorino da Camerino, famoso grecista che ha pubblicato uno dei primi dizionari della lingua greca ed è stato maestro di greco alla corte dei Medici a Firenze per i futuri papi Leone X e Clemente VII e tenne anche la cattedra di Greco nella Università di Roma.

Nel museo dell’Alto medioevo, all’Eur di Roma, sono conservati importanti reperti trovati a fine ’800 in quasi duecento tombe longobarde, del VI e VII secolo, dell’arimannia stanziata nel territorio di Nocera.

Tanti hotel a Nocera Umbra e tanti servizi per il turista appassionato di passeggiate all’aria aperta.

La vacanze a Nocera Umbra sono bellissime, tra relax e divertimento. Se volete una vacanza in montagna diversa ma piena di avventure, correte a prenotare un albergo a Nocera Umbra.

La montagna Umbra vi attende numerosi


apr 16 2009

Vacanze benessere a Pisticci in Basilicata

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L’ipotesi meno probabile vuole che l’etimologia del nome Pisticci derivi dal greco Pistoikos, luogo fedele (da pistis, fede, e oikos, luogo). Infatti, durante la guerra tra Taranto e Roma nel 291 a.C., Pisticci fu l’unica città metapontina che rimase fedele a Taranto, da qui il nome di luogo fedele, poi latinizzatosi in Pisticium.

L’altra ipotesi è che il nome derivasse dal tardo latino Pesticium o dal basso franco Pestiz che significano terreno pascolativo. Quest’ipotesi è tuttavia la più accreditata al momento.

La M e la P presenti sullo stemma cittadino ricordano il fatto che Pisticci gravitasse nell’area di influenza di Metaponto e anche la spiga di grano ne è un simbolo: infatti la spiga era il simbolo stesso di Metaponto ed era effigiata sulle monete della colonia greca. Il primo stemma cittadino era costituito dalla sola spiga ed è situato sul basamento dell’altare della chiesetta rurale di San Vito.

Il territorio di Pisticci si estende per 23.000 ettari ed è compreso tra i fiumi Basento, a Est, e Cavone, a Ovest, che separano il territorio pisticcese rispettivamente dai comuni di Bernalda e Montalbano Jonico.

Le tre colline su cui sorge il centro storico, Serra Cipolla, San Francesco e Monte Como, sono situate nella parte occidentale, dove il terreno è prevalentemente argilloso e i versanti delle colline sono caratterizzati da profonde scanalature, i calanchi.

Terravecchia - Costituisce la parte più antica dell’abitato da cui nel 1688 franò l’attuale rione Dirupo. In esso sono ubicati il castello, l’antica porta del paese, la Chiesa Madre, la Chiesetta dell’Annunziata e i ruderi della chiesa della Madonna della Stella e diversi palazzi gentilizi. Vi è situato il torrione dell’acquedotto dell’Agri, di epoca fascista. Si tratta di un serbatoio costruito per il fabbisogno idrico del paese, con adiacente un altro serbatoio più piccolo di asservimento a Montalbano Ionico. Per la costruzione fu abbattuto il castello normanno-svevo che sorgeva sul posto, di cui sopravvive una massiccia fortificazione quadrata, forse il mastio, fino a qualche tempo fa adibito a ricovero di capre. Sorte molto simile a quella toccata al castello di Lagopesole, di federiciana memoria,oggi restaurato, dopo essere stato per anni destinato a ovile per le pecore.
Osannale – Piccolissimo e inglobato nel rione Terravecchia, è costituito dalla piazzetta omonima e da pochi vicoli adiacenti. Nella piazzetta è situata la Croce delle Palme, una croce in pietra bianca su un lungo basamento cilindrico. A ricordo dell’eccidio di vittime innocenti ivi perpetrato dal terribile “capobanda” Pagnotta.
Loreto – Alle spalle del rione Terravecchia, prende il nome dall’antica chiesetta delle Madonna dello Rito, locuzione trasformatasi col tempo in Loreto. Vi avevano sede le antiche carceri cittadine, ossia mandamentali, essendo il paese sede di Mandamento.
Dirupo (comunemente in dialetto T’rrup) – Ha preso nome dalla rovinosa frana del 1688, sulle rovine della quale fu costruito. Vi è ubicata la chiesetta dell’Immacolata Concezione. A Pisticci t’rrupist (abitante del Dirupo) è sinonimo, usato oggi scherzosamente, di rozzo in quanto la popolazione del rione era costituita soltanto da contadini senza famiglie di professionisti né tanto meno di nobili. Questi contadini ebbero però la forza e l’orgoglio di ricostruire le loro case sulle rovine di quelle precedenti, dopo che il tentativo di ricostruirle in zona più sicura, in contrada non a caso detta “terranova”, fu frustrata dalle esose pretese del signorotto locale,tale De Cardenas.
Marco Scerra (comunemente in dialetto Mac’Scerr) – Deve il suo nome al brigante Marco Scerra, proprietario della vigna su cui fu edificato il rione. Alla sua estremità è situata la seconda piazza principale del paese, piazza Plebiscito o più comunemente San Rocco, su cui si affacciano la chiesa del Santo Patrono, la torre dell’orologio e l’agenzia delle entrate.Quest’ultima allocata in una costruzione moderna,edificata sulle rovine di una casa gentilizia, il Palazzo Durante, sopravvissuto alla terribile frana del 1688, ma non alla incuria e all’abbandono degli uomini, sì da determinarne il crollo rovinoso non molti anni addietro.
Tredici - Il nome indica il numero delle case che si affacciavano anticamente sull’odierna via Manzoni.
Cammarelle – Il nome è quello del proprietario del vigneto su cui il rione fu costruito da circa metà 1900. In cui è stato appena ultimato un parcheggio multipiano che a breve sarà inaugurato. E dove fu trovata, ma fisicamente non se ne conserva memoria,a differenza del parcheggio, la fornace del più grande ceramista italiota, il “Pittore di Pisticci”.
Municipio – Prende il suo nome dalla presenza del vecchio palazzo municipale, oggi sede del tribunale. Occupa la parte centrale dell’abitato con la piazza principale su cui si affaccia il Convento, da cui in realtà il palazzo municipale era stato ricavato: tant’è che l’antico chiostro, sormontato da una meridiana, archivoltato intorno a un magnifico pozzo dal boccaglio geometrico è stato trasformato in sala udienze consiliari.Questo in tempi recentissimi. Il boccaglio del pozzo però si è salvato.
Picchione (raramente Montebello) – Dalla famiglia sui cui terreni è stato costruito, sviluppatosi a partire dal 1700.Sede di una chiesetta prima sconsacrata e poi ricostruita nel rione dedicata alla Madonna d’u clumm”, cioè del “fiorone”, il fico “primitivo”, inteso come frutto, che matura a luglio, mese in cui cadeva la solennità religiosa.
Piro – Anticamente detto Contrada del Pero dalla presenza di numerose piante di pero su questi terreni. Si sviluppò a partire dal 1800, è attualmente sede dei servizi del distretto sanitario e della sede attuale del Comune di Pisticci a Palazzo Giannantonio.Sicuramente assunse importanza perché lì era ubicato il cinema “Colosseo”, in via Basento, quasi a strapiombo sulla sottostante via Cammarelle, opera ardita non solo sotto il profilo costruttivo, ma anche educativo: in mancanza dell’odierna televisione, era a scuola e al cinema che si apprendeva di essere italiani.
Croci – Deve il suo nome alle 5 croci lì collocate nel 1752 in occasione di speciali predicazioni missionarie, prima di questo evento il rione aveva il nome di Contrada Belvedere. Tutto il versante sud del rione è sostenuto da un muraglione in cemento armato, costruito dopo la frana del 1975, che l’ha quasi completamente distrutto. Sempre dopo la frana trovarono posto qui la villa comunale e alcune strutture sportive.
Le Matine – Comprendono la parte orientale dell’abitato e il nome, termine dialettale per “mattine” deriva proprio dal fatto che questa è la parte del centro urbano esposta al primo sole. È costituito da tre rioni.

Fiere e Sagre estive

Giugno: festa di Sant’Antonio da Padova.
Luglio:

* LucaniaFilmFestival, rassegna internazionale di cortometraggio.
* Raduno regionale di bande da giro.
* Varie manifestazioni culturali, sportive e spettacoli.
* Prima settimana di luglio, festività in onore della Madonna di Fatima e Cristo Re.
* Ultima domenica del mese di luglio, gara podistica su percorso cittadino a cura del Centro Studi Gymnasium.
* 26 luglio – Sagra dell’anguria e festa di Sant’Anna nella frazione di Casinello.

Agosto:

* 1° agosto, sparo di mortaretti e giro della Banda di Pisticci per le vie della città alle ore 6.00 per segnalare l’inizio ufficiale delle festività e dell’”agosto pisticcese”.
* 6° agosto, rassegna musicale “Cantabimbi” a cura del Centro Studi Gymnasium.
* 1-10 agosto, manifestazioni culturali e spettacoli organizzati dalla Proloco Pisticci.
* 8 agosto, XI edizione del Premio “Dirupo d’Oro”,(Voluto nel lontano 1996 dal Presidente dell’epoca Giovanni Rotundo,e altri amici avendo trovato molte difficoltà ad allestire la prima edizione) assegnazione del premio a personalità lucane distintesi nel mondo in vari settori professionali, organizzato dalla Proloco Pisticci.
* 1-14 agosto, “Lammieinmusica”, rassegna di musica popolare organizzata dall’associazione “Allelammie”.
* 12 agosto, alla mattina fiera-mercato, retaggio dell’antica fiera del bestiame, alla sera fiera dei prodotti tipici organizzata dall’Associazione “La Spiga” con assaggi di specialità pisticcesi e lucane.
* 15-16-17 agosto, feste patronali in onore di della Madonna Assunta, di S. Rocco e di S. Vito; processioni, concerti bandistici, gare pirotecniche, illuminazioni, manifestazioni culturali e sportive, spettacoli di musica leggera. 17 a sera processione del carro trionfale trainato dai cavalli.
* 18 agosto, serata conclusiva delle feste patronali con concerto di un cantante.
* Manifestazioni culturali e sportive fino alla fine del mese.
* Fine agosto – Feste di San Pietro e San Leonardo nei pressi delle rispettive chiesette rurali con bancarelle e spettacoli.

Settembre:

* Festività in onore della Madonna delle Grazie (Frazione Marconia), Madonna di Loreto, Madonna di Viggiano.

La cucina

La cucina tradizionale è la tipica meridionale: piatti semplici della tradizione contadina con pasta fatta in casa, verdure e ogni cosa commestibile producibile dal maiale.A tal proposito Pisticci fa onore alla tradizione che vuole la salsiccia lucana assolutamente superlativa rispetto a tutte le altre se è vero, come è vero, che il nome di “lucanega”, che fin dal tempo dei Romani al nord significa salsiccia, non può che venire da Lucania. La salsiccia pisticcese si caratterizza per l’abile dosaggio di ingredienti, assolutamente naturali, che impediscono possa avariarsi, a onta del clima non particolarmente freddo tipico di una realtà collinare. Tra questi ingredienti spicca l’”anese”, che pare debba essere la spezia nota come “coriandolo” e il peperoncino in polvere, dolce o piccante a seconda dei gusti, che veniva ottenuto direttamente dalla molitura dei peperoni precedentemente essiccati. Vi sono fondamentalmente due tipi di salsiccia, quella “magra”, più prelibata e quella grassa, ottenuta con più dovizia di lardo e più adatta alla cottura sotto la brace.L’una e l’altra comunque capaci di ispirare gli strambotti e le composizioni improvvisate al suono del cupa cupa. Per non parlare della soppressata pisticcese, ormai rara, autentico capolavoro della tecnica casalinga e contadina dell’insaccamento e della successiva conservazione, che nel caso della soppressata avveniva secondo modalità antichissime che prevedevano l’uso della paglia o della cenere come ambienti idonei alla stagionatura. Altro autentico capolavoro locale è il pane, ancora oggi prodotto seguendo costumanze che si perdono nella notte dei tempi.L’ingrediente fondamentale, ormai in via di estinzione, è la farina ottenuta da una varietà indigena di grano duro, il cosiddetto”cappello” o “cappella” che rende il pane, opportunamente impastato anche con l’aggiunta di patate, particolarmente fragrante e capace di conservarsi diversi giorni. La stessa farina viene impiegata per la pasta fatta in casa.

I tipi di pasta tipici sono le tapparédde (a forma di rombo), i rucchélé (ruccoli, gnocchetti concavi), i tagghiariédde (tagliolini), maccheroni ai ferri e orecchiette, con sughi spesso insaporiti da cacciagione, una volta lepre e cinghiale, ma anche uccelletti prede della micciarola. Tagliolini e ruccoli si prestano anche a piatti con verdure cotte: i ruccoli in particolare vengono impiegati per un piatto molto simile a quello pugliese degli “strascinati” e cime di rape, mentre i tagliolini vanno bene con i ceci, i fagioli o i piselli.Per non dire della cicerchia, leguminosa assai discussa, almeno nel vissuto popolare, per un’antica credenza che la vuole capace di far perdere la ragione.

Le verdure tipiche sono fave e cicorie, lambasciùne (cipolline).I lambascioni sono bulbi selvatici, che si scavano nel terreno usando una zappa lunga e stretta, ” u zappudd’”. Corrispondono presumibilmente alla pianta nota come muscaro: leggermente amarognoli, ricchi di proprietà sconosciute, digestivi, forse afrodisiaci, si cucinano e si conservano secondo diverse modalità, con l’olio fritto e l’aceto, con il peperoncino, impanati nell’uovo e così via.

I dolci tipici natalizi sono le pettole, le ‘ncartagghiate (cartellate), i porcedduzzi (porcellini).

Il benessere a Pisticci è la grande attrazzione. Gli hotel benessere a Pisticci sono il modo migliore per rilassarsi dopo tanto lavoro e tante fatiche quotidiane.

Le vacanze a Pisticci vi daranno una sensazione unica e mai provata.


apr 10 2009

Vacanze last minute per la Pasqua su italiareservation.it

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apr 09 2009

Vacanze di primavera sul lago di Garda

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Il Lago di Garda, o Benàco, o Bènaco (variante utilizzata sul lago e nelle zone limitrofe), è il maggiore lago italiano, con una superficie di circa 370 km². Cerniera tra tre regioni, la Lombardia (con la provincia di Brescia), il Veneto (provincia di Verona) e il Trentino-Alto Adige (provincia di Trento), esso è posto in parallelo all’Adige, da cui è diviso dal massiccio del monte Baldo. A settentrione si presenta stretto ad imbuto mentre a meridione si slarga ed estende, circondato da colline che rendono più dolce il paesaggio. Il lago è un’importante meta turistica, e viene visitato ogni anno da centinaia di migliaia di persone.

Il nome attuale, lago di Garda, è attestato fin dal medioevo, mentre Benàco era il nome con cui era conosciuto il lago fin dall’epoca romana. Il primo toponimo è di origine germanica, mentre il secondo addirittura celtico, precedente quindi al dominio romano, infatti la voce latina Benacus è quasi sicuramente di origine celtica, e indicherebbe un dato geografico del lago: bennacus, cioè dai molti promontori. Garda prende nome, invece, dall’omonima cittadina sulla sponda veronese del lago, il cui toponimo testimonia, insieme ad altre località meno conosciute del lago, come Gardone, Gàrdola, Gardoncino, Le Garde, Gardoni e Guàrdola, la dominazione germanica che va dal VI al VIII secolo, in particolare quella longobarda.

Nel lago ci sono cinque isole: la più grande è l’Isola del Garda su cui sorge un bel palazzo ottocentesco in stile settecentesco veneziano, e vicino a questa la seconda, l’Isola di San Biagio, anche detta “dei Conigli”, che dista circa 200 metri dalla costa (raggiungibile a piedi nei periodi di secca). Entrambe sono situate nei pressi di San Felice del Benaco, verso Salò sulla costa bresciana.

Un’altra isola, la terza per grandezza, è l’Isola del Trimelone famosa per essere stata una polveriera su cui sono stati raccolti ordigni inesplosi della prima e seconda guerra mondiale. Le altre due, più piccole, sono l’Isola del Sogno, anch’essa nei periodi di secca raggiungibile a piedi dalla costa distante appena 20 metri (penisola del sogno), e l’Isola degli Olivi. Esistono poi numerosi altri scogli, specie tra le isole del Garda e di San Biagio, che a seconda della stagione sono più o meno affioranti e che sono adeguatamente segnalati poiché costituiscono pericolo per la navigazione.

Il grande bacino del lago mitiga il clima semi-continentale della Pianura Padana e delle prime valli alpine, rendendo meno rigide le minime invernali e meno opprimenti i calori estivi. Vi sono da considerarsi comunque anche variazioni locali: gli effetti del lago solitamente si mantengono molto vicini alla costa, mentre già poche centinaia di metri da essa questi sono attenuati. L’effetto mitigatore del lago, comunque, è sempre dipendente dal regime di brezze, per cui anche località molto vicine possono avere temperature notevolmente diverse.

Ad esempio le zone costiere est-ovest risentono appieno dell’effetto mitigante dell’acqua, mentre altre zone come l’alto Garda trentino e le zone prossime alla Pianura Padana vedono gli effetti del lago in parte attenuati da vari fattori, soprattutto d’inverno. Le zone più miti del lago di Garda possono individuarsi con la riviera occidentale (Limone sul Garda, Gardone Riviera, Salò) e la zona di Desenzano del Garda-Sirmione. Più fredda risulta la bassa riviera orientale (Bardolino-Peschiera del Garda), maggiormente esposta alle masse di aria fredda presenti sulle campagne e pianure circostanti, e l’alto Garda trentino, influenzato dal cuscinetto di aria fredda invernale presente nella conca di Riva del Garda-Arco.

Il succedersi delle glaciazioni e dei disgeli contribuì, inizialmente, a formare una vegetazione simile a quella europea continentale, ma, dopo l’alluvione avvenuta nel VII secolo, il limite della foresta si alzò, e la vegetazione lacustre cominciò a caratterizzarsi in modo diverso: aumentarono le specie coltivate, tipiche ancora oggi del lago di Garda, in particolare il castagno, la noce, l’olivo, la vite ed i cereali, ma aumentò anche la varietà delle specie selvatiche, che rendono dal punto di vista dei botanici il lago eccezionale, grazie al clima che va da mediterraneo, sulla costa, ad alpino, nei monti che lo circondano (in particolare sul monte Baldo, il giardino d’Europa). Lungo le sponde del lago nella vegetazione spontanea spiccano i cespugli di rosa selvatica, la limonella, l’oleandro, la mimosa, l’acacia, la ginestrella e la forsizia.

Il lago di Garda non è stato oggetto, a differenza del Lago di Como, di un turismo di tipo aristocratico e letterario. I suoi grandiosi scenari richiamano piuttosto un turismo “di massa”, di tipo marittimo, anche a causa del carattere relativamente pianeggiante del territorio, adatto all’insediamento di grandi e numerosi centri ricettivi. Tutto cominciò alla fine dell’Ottocento, anche se, ovviamente, si trattava ancora di un turismo elitario che riguardava quasi esclusivamente la zona nord-occidentale del lago, per bontà di clima, per dovizia di acque, per varietà di prodotti, per grandiosità e giocondità di paesaggio, per cortesia di abitanti. Una delle prime località turistiche è stata Gardone Riviera, dove Luigi Wimmer, innamorato del luogo, decise di costruire un piccolo albergo, albergo che venne completato dopo la sua morte dalla moglie: questo venne ampliato nel tempo, fino a diventare uno degli edifici che costituivano il lussuoso Grand Hotel Gardone Riviera. Attorno a questo nacquero lentamente altri piccoli alberghi e ville, e, dopo che il vate Gabriele d’Annunzio fece qui costruire il Vittoriale degli Italiani, la fama del luogo accrebbe ulteriormente.
Un antico battello a ruota che trasporta passeggeri (soprattutto turisti) tra i principali centri abitati del lago. L’originale motrice a vapore è stata però sostituita con un motore diesel.

Nella riviera veronese il turismo arrivò, invece, ben più tardi, all’incirca negli anni Trenta del Novecento, quando venne realizzata l’attuale strada gardesana orientale lungo le sponde del lago (precedentemente in molti punti la strada non procedeva lungo la riva, ma più a monte). E con l’arrivo dei turisti si decise di realizzare dei “lungo lago”, cioè dei viali pedonali lungo le sponde del lago nei centri abitati: per realizzarli vennero però parzialmente abbattute numerose abitazioni che si affacciavano direttamente lungo (in alcuni casi sopra) il Garda.

Dal secondo dopoguerra il turismo ha avuto una sorta di trasformazione: ad un turismo con permanenza lunga si è affiancato il turismo “mordi e fuggi”, con una sosta breve, per il solo fine settimana o addirittura per poche ore. Il primo è alimentato da turisti che vogliono passare le ferie sul lago, provenienti da una vasta area (oltre ad italiani numerosi tedeschi, francesi, svizzeri, olandesi ed altri stranieri), mentre il secondo è alimentato da coloro che vivono a non più di qualche ora dal lago, e che vogliono passare qualche ora di svago. Entrambi i tipo di turismo sono stati cause di cambiamenti notevoli nell’organizzazione del territorio e dei centri abitati. Negli ultimi anni si sono sviluppati altri due tipi di turismo, quello escursionistico, per il quale sono stati realizzati adeguate infrastrutture, e quello della “seconda casa”, per il quale sono state introdotte nuove norme.

Durante l’alta stagione e le feste il traffico risulta essere molto intenso, e si è arrivati ormai alla completa saturazione delle rive, che sono quasi diventate un unico agglomerato urbano, con ville, alberghi, campeggi e molti altri edifici turistici, tutti distribuiti lungo l’unico asse di scorrimento, tanto che oggi è iniziata l’edificazione di strutture ricettive nelle zone di pregio più interne (Monte Baldo, Lessinia, Valpolicella, colline moreniche e valli bresciane).

Molti Hotel sul Lago di Garda aspettano i turisti che vogliono passare una vacanza di primavera tra sole, lago e divertimento.

Il Lago di Garda ti aspetta per una vacanza indimenticabile.


apr 06 2009

Vacanze di Pasqua last minute su Informavacanze.it

La Pasqua è la festa che apre le porte alla bella stagione. Le famiglie, le coppie e i gruppi di amici si organizzano per passare un’indimenticabile soggiorno di due tre o più giorni nelle località marine, di montagna, luoghi di benessere o vacanze culturali immerse nell’arte antica.

Le tradizioni delle uova, delle colombe dei giochi in piazza e della gastronomia pasquale rendono unica la vacanza di Pasqua. Ogni anno in molte località si ripetono tradizioni tramandate di generazione in generazione, grazie a questo il turismo ne trae ottimi benefici.

Molte offerte last minute per Pasqua con pacchetti vacanza all inclusive, volo + hotel + soggiorno + escursioni sono presente nel sito di Informavacanze.it.
Non c’è che l’imbarazzo della scelta, mare e montagna, laghi e campagna, arte e cultura, benessere e relax, sport e divertimento.

Vacanze al mare sulla Riviera Adriatica, nella Romagna, nel Veneto, fino alla splendida Puglia, oppure in Liguria e sul litorale della Toscana, per assaporare l’atmosfera balneare estiva.

Vacanze in montagna in Trentino, in Alto Adige e sulle Dolomiti per approfittare delle ultime possibilità di sciare.

Vacanze benessere in wellness Hotel dotati di centri benessere per rigenerarsi e riacquistare la forma fisica.

Vacanze rurali in campagna in agriturismo a contatto con l’antica tradizione contadina

Vacanze culturali nelle città d’arte quali Venezia, Roma, Firenze, ma anche nei piccoli borghi antichi disseminati sul territorio italiano, per scoprire e ammirare i loro tesori artistici e culturali.

Viaggi e vacanze all’estero con destinazione balneare nei mari caldi o viaggi culturali per conoscere i tesori artistici, la cultura e le tradizioni degli altri popoli.

Una vacanza a Pasqua per lasciarsi alle spalle il grigiore dell’inverno, soddisfare la voglia di evasione e ritrovare il benessere del corpo e della mente.

Fate presto avete ancora poco tempo per prenotare il vostro soggiorno che apre la stagione del sole, del mare, del divertimento e del relax.


apr 02 2009

Vacanze di Pasqua a Positano

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Positano è un comune di 3.862 abitanti in provincia di Salerno, appartenente geograficamente alla splendida Costiera Amalfitana.

Grazie al clima mite ed alla bellezza del paesaggio, Positano è stato un luogo di villeggiatura sin dall’epoca dell’Impero Romano, come attestano il rinvenimento di un villa e di ulteriori rinvenimenti recentissimi, risalenti al 2004. Tipiche le tantissime “scalinate” che dall’alto del paese giungono in basso, alla spiaggia. Le spiagge principali sono: la Spiaggia Grande e Fornillo, entrambe raggiungibili a piedi. Le altre sono: La Porta, Arienzo, San Pietro Laurito. Tutte raggiungibili principalmente via mare. Positano è raggiungibile anche con un mezzo di trasporto pubblico, il Metrò del mare.

Leggenda della Madonna Assunta e del nome di Positano

La leggenda narra che, tanti anni fa, all’incirca nel XII secolo d.Cr., una nave che trasportava un quadro della Madonna Assunta, di tipo Bizantino, stesse solcando le acque del Mar Tirreno, dinnanzi all’allora paesino di Positano. C’era bonaccia ed il veliero non riusciva in nessun modo a riprendere il mare, quando i marinai, monaci Benedettini, sentirono una voce che diceva “POSA POSA”… Posa Posa, ovvero fermatevi li, in quel posto, quasi proveniente dal quadro della Vergine Maria. Così si avvicinarono alla riva. I Positanesi, che da questo evento presero il loro nome, presero il quadro della Vergine e lo portarono nella Chiesa che oggi è situata nella piazza centrale del paese, Piazzetta dei Mulini. La lasciarono lì, ma al mattino miracolosamente questo era sparito e fu ritrovato vicino al mare, su di un campo di ginestre. Si pensa che anche lì ci fosse stato un miracolo, in quanto il quadro era arrivato li da solo. Fu così allora che i Positanesi iniziarono in quel punto la costruzione della nuova chiesa dedicata, appunto, a Maria Assunta, festeggiata con ogni onore il 15 agosto di ogni anno. Oggi la chiesa è una delle più belle presenti in Italia. Tra gli abati commendatari che ressero l’abbazia di Positano ricordiamo il cardinale Vincenzo Maria Orsini, divenuto poi Papa Benedetto XIII.

La Gastronomia

I panorami culinari sono da ricercare sicuramente negli ingredienti scelti per preparare le tante gustose pietanze che rendono ricchi e succulenti i menù di ogni ristorante sulla spiaggia di Positano.
Nei ristoranti di Montepertuso, così come nei ristoranti della spiaggia grande di Positano, vengono rigorosamente adoperati ingredienti assolutamente freschi.

Il numero delle specialità marinare a Positano, in ogni caso, è particolarmente ricco e risulta capace di provocare il coinvolgimento di tutti i sensi.
Il pesce fresco utilizzato, infatti, consente di assaggiare i più autentici sapori del mare, e mentre la vista viene catturata dalla preparazione delle singole pietanze, una gradevole brezza marina consente di accompagnare ad esso il profumo del mare di Positano.
Pensare che i ristoranti di Positano siano in condizione di offrire “solamente” squisiti frutti di mare, o crostacei, molluschi e pesci di primissima qualità e particolarmente gustosi, però, è un grosso errore.
Il mondo della gastronomia a Positano, infatti, offre una varietà di scelta tale da suscitare un sentimento sbalorditivo.
Tra quelli che sono considerati come i piatti tipici locali a Positano, ad esempio, spiccano anche quelli che prevedono l’ utilizzo dei buonissimi formaggi dei Monti Lattari che sovrastano la Costiera Amalfitana e che assicurano approvvigionamenti giornalieri e la freschezza anche dei latticini e delle verdure.

Gustare una parmigiana di melanzane in un ristorante positanese, equivale ad assicurarsi l’ estasi del palato, anche se l’ esempio appena citato è sicuramente riduttivo rispetto alle infinite possibilità di scelta che presenta il repertorio gastronomico di Positano che risulta assolutamente fantastico.
Un suggerimento: volete davvero assaggiare un piatto tipico locale in Vacanza a Positano?
Chiedete agli abitanti della zona e fidatevi dei camerieri.

La vacanza di Pasqua a Positano sarà meravigliosa, il clima e l’atmosfera ideale vi incanterà immediatamente. Gli hotel Positano sono organizzatissimi e per tutte le esigenze, pensate alla tavolata di Pasqua con tutta la vostra famiglia al completo, nella cornice della bellezza del sole e del mare di Positano. La vacanza di Pasqua a Positano vi darà una gioia immensa anche per il benessere Positano che offre a tutti i suoi turisti .


apr 01 2009

Vacanze di primavera a Vieste nel Gargano

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Vieste è un comune di 13.414 abitanti della provincia di Foggia. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano e della Comunità Montana del Gargano.

Stazione balneare garganica, per la qualità delle sue acque di balneazione è stata più volte insignita della Bandiera Blu, riconoscimento della Foundation for Environmental Education.

È la città più orientale del promontorio del Gargano e della provincia di Foggia. La particolare situazione urbanistica di Vieste è legata al fatto che il Gargano, rispetto al resto della costa adriatica, è un corpo estraneo di origine carsica. Forma dunque un paesaggio montuoso caratterizzato da strati calcarei, spesso erosi dall’azione marina. Il paesaggio rende peraltro difficili le comunicazioni con i comuni vicini e con il capoluogo di provincia, Foggia, che dista peraltro 99 km.

La Cattedrale sorge in una delle zone più alte di Vieste, circondata da edifici poco meno alti. Il suo impianto tipico del romanico pugliese si ritrova in perfetta armonia con il campanile della chiesa, non particolarmente slanciato ma sapientemente progettato in stile barocco dopo un crollo nel 1772. La chiesa, Basilica a tre navate, reca tracce di continui adattamenti sovrapposti nel corso dei secoli. Nel complesso, rimane molto poco della struttura originaria medievale. Come le altre cattedrali della zona, è dedicata alla Maria Assunta.

Il Castello, massiccia costruzione fatta edificare dagli Svevi, domina il profilo della città vista da lontano con la sua figura imponente. A pianta triangolare, si distingue dagli edifici e dal paesaggio circostante per il suo colore bruno, e si erge a strapiombo sulle rocce calcaree che danno sul mare. Le tre punte del suo perimetro sono rinforzate da caratteristici bastioni a punta. Fu danneggiato durante le incursioni veneziane e durante la prima guerra mondiale. È attualmente usato dall’esercito.

Nei pressi di queste costruzioni si trova la Porta ad Alt, caratteristica per l’arco acuto. Costituiva l’ingresso principale della città.

Lungo la costa è possibile ammirare alcuni trabucchi, antiche installazioni da pesca provviste di lunghi bracci in legno che sostengono una rete. È questo uno degli elementi storici che distinguono la zona garganica rispetto al resto della Puglia, per avvicinarla tendenzialmente alle province confinanti a nord (coste di Abruzzo meridionale e Molise).

La festa di S. Maria di Merino, il 9 maggio è una delle più importanti ricorrenze nel panorama locale. Attira ogni anno centinaia di viestani sparsi in tutto il mondo che ritornano al paese per assistere alla processione che partendo dalla Cattedrale, arriva fino al santuario, situato a 7 km circa dal centro abitato. La Madonna, portata solennemente in trono, attraversa il paese fino alla Villa comunale. Qui, dopo aver effettuato il cambio della cassa (viene riposta in un trono più leggero), viene portata a spalla dal popolo per tutti i 7 km fino al santuario. Particolare originale, sta nel fatto che la cassa è costituita in modo da procedere con la madonna rivolta verso i lati della strada, cosicché, durante il percorso d’andata è rivolta verso il mare e durante il ritorno è rivolta verso i campi, proteggendo, cosi, le due antiche principali fonti di sostentamento dei viestani. Analoga importanza è data alla festa di San Giorgio, il 23 aprile. La statua lignea del Santo, anch’essa conservata nella Cattedrale, viene portata in processione lungo le strade del paese assieme alle altre statue.
Un vicolo di Vieste.

Fino a qualche decennio fa, la festa era anche l’occasione per la tradizionale frittata che veniva offerta gratuitamente dall’amministrazione comunale ai cittadini e preparata dagli studenti dell’IPSSAR, scuola professionale alberghiera fra le più rinomate della regione. Oggi questa tradizione centenaria è ancora viva, anche se la famosa Collina di S. Giorgio, meta del successivo picnic a base di frittata, è stata soggetta ad urbanizzazione. Durante la festa di S. Giorgio, viene anche effettuata la tradizionale corsa di cavalli, sulla spiaggia di Pizzomunno (o della Scialara). La corsa, priva di sofisticate attrezzature di rilevamento ed affidata ad improvvisati giudici di linea, finisce spesso in bagarre, per l’attribuzione del primo premio. Da ricordare fra i vari “fantini”, “Str’sciott”, vincitore incontrastato di decine di edizioni negli anni ’60 e ’70 e Matteo “Cavallo”, del quale molti ignorano il vero cognome, detto cosi, per la sua passione smisurata per i cavalli.

La primavera sta arrivando e un week end a Vieste non è solo rigenerante, ma anche divertente e intriso nella cultura popolare. Tanti Hotel e Residence vi aspettano per coccolarvi.


mar 30 2009

Vacanze di Pasqua a Taormina

Classified in: Centri Benessere,Eventi,Hotel,Pasqua,Vacanze Mareadmin at 9:04 am

Taormina (ME) (Taurmina in siciliano) è un comune di 10.991 abitanti della provincia di Messina. E’ uno dei centri turistici di maggiore rilievo di Sicilia. Il suo aspetto, il suo paesaggio, i suoi luoghi, le sue bellezze naturali, i suoi tanti monumenti antichi, riescono ad attirare turisti provenienti da tutto il mondo.

Sull’origine di Taormina (Tauromenion, Tauromenium) molte sono le notizie, ma incerte per documentazione e poco attendibili.

Diodoro Siculo nel 14° libro attesta che i Siculi abitavano la rocca di Taormina, vivendo di agricoltura e di allevamenti di bestiame, già prima dello sbarco dei greci di Calcide Eubea nella baia di Taormina (753 a.C.), dove alle foci del fiume Alcantara, fondarono Naxos (odierna Giardini Naxos), la prima colonia greca di Sicilia. Dionisio di Siracusa ,di origine dorica,ed alleato di Sparta nella guerra contro Atene, tollerò per un po’ la presenza degli Ionici di Calcide Eubea a Naxos,alleati di Atene, ma poi mosse contro di essi che andarono ad occupare la parte a valle del Monte Tauro in, cui vivevano i Siculi insieme ad altri jonici che si erano precedentemente lì insediati da Naxos.

Numerose sono le manifestazioni e gli eventi che, ogni anno soprattutto nella stagione estiva, sono realizzati a Taormina. Scenario d’eccezione di concerti (musica classica e leggera), opere teatrali, opere liriche, grandi serate di spettacolo spesso riprese da emittenti radiotelevisive (la cerimonia per la consegna dei Nastri d’argento, Festivalbar, la Kore, solo per fare qualche esempio) è il Teatro Antico. Dal 1983, gli eventi più significativi, sono realizzati nell’ambito di Taormina Arte, l’istituzione culturale che cura l’organizzazione della rassegna di musica, teatro e danza, considerata tra le più importanti nel panorama nazionale. Nella programmazione di Taormina Arte rientra anche il Taormina Film Fest, il festival del Cinema di Taormina, erede della Rassegna Cinematografica di Messina e Taormina, nata nel 1960, che per un ventennio ospitò i David di Donatello con la partecipazione dei più famosi personaggi dello spettacolo. Nell’ambito del Festival del Cinema sono consegnati, al Teatro antico, i prestigiosi Nastri d’Argento, premi assegnati dai critici cinematografici. Dal 2005, Taormina Arte, organizza, ad ottobre, il Giuseppe Sinopoli Festival, rassegna dedicata al grande direttore d’orchestra, scomparso nel 2001, per anni direttore artistico di Taormina Arte.

Taormina è raggiungibile mediante la Strada Statale 114 (Orientale Sicula) Messina-Catania, per mezzo dell’Autostrada A18 Messina-Catania uscendo al casello Taormina Nord (Spisone) o al casello Taormina Sud-Giardini Naxos (Trappitello), più adatto per raggiungere la zona costiera. Spisone dista 35 chilometri da Messina e 44 da Catania. Una stazione ferroviaria, Taormina-Giardini, nella quale fermano tutte le categorie di treni, la collega alla rete nazionale RFI. È collegata inoltre tramite autolinee all’Aeroporto di Catania-Fontanarossa, a 67 km, e a quasi tutti i centri importanti della Sicilia. Una funivia collega la zona costiera di Mazzarò (frazione di Taormina) con il centro della città.

La Pasqua a Taormina è un evento dolcissimo e romantico. Molti Hotel vi aspettano per gustare le specialità del posto e vivere con le famiglie o in coppia la Pasqua 2009.

Taormina è tradizione, cultura, bellezza architettonica e naturale. Cosa aspettate? Prenotate.


mar 27 2009

Vacanze di Pasqua in Val di Fassa

Classified in: Centri Benessere,Eventi,Hotel,Pasqua,Vacanze Montagnaadmin at 10:22 am

La Val di Fassa (in ladino Val de Fascia e in tedesco Fassatal) è una delle principali valli dolomitiche ed è situata nel Trentino nord-orientale.

Costituita da sette comuni, è attraversata per intero dal torrente Avisio, un affluente di sinistra del fiume Adige. La valle è circondata da alcuni dei più importanti massicci delle Dolomiti: i Monti Pallidi, la Marmolada, il Gruppo del Sella, il Sassolungo, il Gruppo del Catinaccio, ma anche da montagne a litologia non dolomitica quali il Buffaure e i Monzoni.

È l’unica valle trentina (assieme alle valli di Gardena e Badia in Alto Adige e alla valle di Livinallongo e parte della conca ampezzana in Veneto), dove tuttora si parla la lingua ladina (più precisamente il ladino dolomitico).

La Val di Fassa è collegata alle altre valli dolomitiche attraverso numerosi valichi: il Passo San Pellegrino collega Moena con la Valle del Biois (BL) il Passo di Costalunga connette Vigo con la Val d’Ega (Alto Adige), mentre da Canazei è possibile raggiungere Livinallongo (BL) tramite il Passo Pordoi e la Val Gardena (BZ) tramite il Passo Sella.

Le attività che si svolgono in valle sono legate principalmente al turismo, sia estivo che invernale. Le località sciistiche della valle fanno parte del consorzio Dolomiti Superski, il più esteso al mondo. Le ski aree della valle sono le seguenti:

* Catinaccio-Rosengarten, presso Vigo e Pera di Fassa.
* Buffaure, presso Pozza, collegata poi verso il Ciampac di Alba di Canazei.
* Belvedere/Col Rodella di Canazei/Campitello, di notevoli dimensioni, collegata con Val Gardena (BZ) e Arabba-Marmolada (BL). Da qui si può partecipare al giro del dolomitico Gruppo del Sella, chiamato Sellaronda.
* Tre Valli presso Moena e Passo San Pellegrino-Falcade(BL).

Per quanto riguarda il turismo estivo, è possibile utilizzare i mezzi di risalita invernali per raggiungere i punti di accesso più comodi per numerose escursioni, caratterizzate da laghi alpini, boschi e pareti rocciose.

Nella valle è molto forte la tradizione popolare, legata alla cultura ladina. In valle sono conosciute favole, leggende e racconti popolari legate ai maestosi monti che le fanno da contorno. A Vigo di Fassa, centro amministrativo della valle, hanno sede l’Istituto Culturale Ladino Majon di fascegn e il Museo Ladino. In ogni paese c’è una chiesa dall’architettura caratteristica della zona trentina e del vicino Alto Adige.

I comuni che ne fanno parte sono, da sud a nord, Moena, Soraga, Vigo di Fassa, Pozza di Fassa, Mazzin, Campitello di Fassa e Canazei.

La Val di Fassa, è una delle valli dolomitiche più belle d’Europa con centri famosi, quali Moena e Canazei. Una cornice d’incomparabile bellezza con montagne che per 360 giorni all’anno
sono ammirate, fotografate, dipinte da artisti di mezzo mondo. Famose per i loro straordinari colori all’alba e al tramonto, il Catinaccio, il Latemar, il Sassolungo, il gruppo del Monzoni e
poi ancora la Marmolada e il Sella, il Pordoi sono godibili sia in estate che ininverno grazie a strade, funivie e seggiovie all’avanguardia.

In questa vallata da 2000 anni vivono i Ladini, che hanno conservato la loro identità a tal punto da parlare in Ladino quando si trovano tra di loro. Negli ultimi 20 anni sono “cresciuti” alcuni
ristoranti con una cucina di qualità superiore alle altre aree del Trentino, salvo eccezioni isolate. La cittadina in cui si sviluppa per primo questo fenomeno è Moena, dove si forma all’inizio degli
anni ’90 un gruppo addirittura di 5 ristoranti, uniti per far conoscere la loro realtà. Arriviamo quindi in Val di Fassa con due scopi: approfondire questo “fenomeno gastronomico”, capire come
mai si è verifi cato e se è successo perché qui vivono i Ladini. Scegliamo come meta Moena e ci fermiamo all’Hotel Alle Alpi, un ambiente molto piacevole dove i proprietari, Patrizia e Maurizio, coccolano con mille attenzioni i loro clienti. Siamo fortunati, lo chef dell’hotel, Claudio Vanzo, oltre a realizzare una buona cucina, è il presidente di un’associazione culturale, sorta per valorizzare il passato
artistico dei Fassani. Claudio ci racconta molte cose sulla sua gente, sui libri editati per far conoscere il loro passato artistico e sulle opere di Valentino Rovisi, addirittura allievo del Tiepolo.

In seguito percorriamo tutta la vallata, da Moena a Canazei passando per Soraga, Vigo, Pozza, Campitello, con una deviazione verso il passo di San Pellegrino per salire al Fuciade, un luogo
fiabesco rimasto intatto nonostante il passare dei secoli
. Nel nostro percorso incontriamo persone interessanti comeFabio Chiocchetti, direttore del museo ladino di Vigo (merita una visita),
L’antica cucina dei Ladini L’alimentazione di una normale famiglia fassana prevedeva al mattino pane di
segale e latte o in alternativa patate, il tutto accompagnato da caffè d’orzo.
A pranzo si mangiava polenta con formaggio, con latte o con burro assieme a crauti verdi o rossi, la cena era a base di patate lesse e minestra di latte. La domenica rappresentava la grande giornata in cui la famiglia poteva variare la propria dieta con cibi “più ricchi”, quali la minestra d’orzo con pezzi di
carne di maiale che contribuivano a farla diventare un piatto veramente succulento per quei tempi. In alternativa si preparavano i ravioli con un ripieno dolce di pere o fi chi secchi i cajoncie da fighes, che, per il gusto particolare, ancora oggi incontrano il favore del pubblico nei ristoranti. Soprattutto nei periodi in cui si doveva mangiar di magro si preparavano i tortelloni ripieni di crauti, i “rufi ei”.

Va detto che i crauti, ottimi per questa dieta visto il contenuto di vitamina C, erano presenti quotidianamente nella cucina fassana, veramente povera e carente di vitamine, proteine e grassi; il
burro o lo strutto erano infatti utilizzati in modo parsimonioso perché servivano come moneta di scambio con il sale. Questa cucina molto povera veniva arricchita con semplici accorgimenti,
un piatto in particolare ci ha colpiti, la zuppa di farina bruciata, la “jufa”, preparata con acqua o latte e burro in cui quando si poteva, veniva aggiunto durante la cottura un osso fatto andare in padella, in modo da staccare i residui di carne rimasti attaccati e insaporire il piatto. I Fassani erano noti per la capacità di allevare, oltre agli ovini, il maiale utilizzandolo in ogni sua parte come in tutte le zone povere; con il maiale si produceva sia speck, che salsicce nella versione luganega tipica di tutto
il trentino. In un certo senso la Val di Fassa, producendo questi due salumi, si pone come punto d’incontro tra due culture, quella altoatesina dello speck e quella trentina della luganega. Con il 1800 diventa importante l’allevamento del bestiame e gli alpeggi si riempiono nei mesi estivi di vacche al pascolo.

La produzione dei formaggi diventa consuetudinaria quasi in ogni casa. La burrifi cazione rappresentava un momento importante in cui l’intera famiglia era in apprensione per una credenza diffusa, secondo cui la maledizione delle streghe o gli scherzi degli spiriti dei boschi potevano interrompere la trasformazione della panna in burro. Questo è il motivo perché sul contenitore in legno, in cui si versava la panna per essere agitata e ottenere il burro, detto Zangola, si intagliavano o si dipingevano simboli religiosi o legati alla natura, quali fi ori o uccellini. I Fassani erano noti anche per l’abilità nel cacciare. In taluni casi quando in famiglia esisteva un cacciatore abile, nel giorno di festa comparivano sulla tavola il capriolo o il cervo, cucinati con erbe aromatiche, per stemperare il gusto del selvatico. Nelle feste comandate si preparava il “bracel”, un ciambellone con il caratteristico buco al centro, a base di farina di frumento, burro e uva passa, dolce tradizionale che a Capodanno i figliocci ricevevano dai propri padrini.

Le tradizioni sono tante, l’ospitalità dei Fassani e dei Ladini è massima. Pasare la Pasqua Ladina in Val di Fassa è un’esperienza che si vuole ripetere. Molti Hotel e strutture ricettive di ogni livello, vi aspettano con pacchetti ad hoc e pranzi di Pasqua organizzati nel rispetto della tradizione popolare.

La Val di Fassa è bellezza, tradizione e fiducia. Venite a vederla con i vostri occhi.


mar 26 2009

Pasqua a Porto Cervo in Costa Smeralda

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Porto Cervo (in gallurese Poltu Celvu, in sardo Portu Chervu) è una frazione del comune di Arzachena, in provincia di Olbia-Tempio nella Sardegna nord-orientale, regione storico-geografica conosciuta col nome di Gallura. È il principale centro della Costa Smeralda e ha una popolazione residente inferiore ai 200 abitanti.

Rinomato luogo di villeggiatura è edificato attorno al profondo porto naturale, la cui forma ricorda quella di un cervo e domina i promontori sul mare, la curva del porto e le ville sparse, immerse nel verde. Il centro è costruito su di un piano rialzato rispetto al porto, con la sua famosissima piazzetta, i negozi, le buotique, mentre tutt’attorno i ristoranti, gli alberghi, i locali notturni e le ville si arrampicano fin sulle colline circostanti.

Costa Smeralda, nata per intuizione e genialità del Principe L’Aga Khan. Il suo porto è uno dei più grandi e attrezzati del Mediterraneo, sede del famoso Yacht Club Costa Smeralda organizzatore delle più importanti è avvincenti regate.

D’estate è una straordinaria sfilata di panfili, yachts e di personaggi famosi. Ogni giorno è un alternarsi continuo di appuntamenti con il jetset internazionale, avvenimenti sportivi, feste, oppure una partita al Golf Pevero Club, Al centro di Porto Cervo si può godere della mitica passeggiata e trovarsi per caso a fare shopping con divi del cinema è della televisione. Dalla piazzetta delle Chiacchere fino al Sottopiazza è un insieme di viuzze, finestre, balconcini, costruiti nel tipico stile della Costa Smeralda con tanti negozi dalle firme prestigiose, per poi proseguire sino alla piazzetta che si affaccia sul porto vecchio e godersi lo spettacolo degli yacth alla fonda nell’acqua cristallina, il tutto circondato da ville
stupende perfettamente inserite tra il verde della macchia Mediterranea.

E’ sicuramente da visitare la splendida chiesa di Porto Cervo ” Stella Maris ” che domina con una veduta straordinaria Porto Cervo marina, la vista è bellissima, lo Yacht Club, i negozi, centinaia di imbarcazioni, barche a vela e yacht, ormeggiati oppure in manovra per entrare ed uscire dal porto uno spettacolo indimenticabile.

Sulla strada per la Costa Smeralda, mentre ci avviamo per Porto Cervo, la prima spiaggia che si incontra è quella di Portisco, segue L’Arena Bianca, il nome viene dato proprio dalla caratteristica della sabbia che è bianchissima. La spiaggia inizia con un promontorio frastagliato e l’intero arenile sembra racchiuso in una splendida conca circondata dalla macchia mediterranea, la spiaggia è attrezzata per tutti gli sport d’acqua. La costa prosegue con la località di Razza di Iuncu, un insieme di tante piccole spiagge e anfratti più facile da raggiungere dal mare che da terra.

Proseguendo per ordine anche di importanza e grandezza ,troviamo la spiaggia più grande della Costa Smeralda Liscia Ruia meglio conosciuta dai vacanzieri come Long- Beach, Liscia Ruja – Longh Beach ritrovo abituale dei frequentatori delle notti della costa e di tutti i Pubblich Relations delle discoteche. La spiaggia è dotata di servizi è noleggio per attività acquatiche. Nella zona si trova il promontorio di Capriccioli caratterizzato da due spiagge una di fronte all’altra divise da un grande parcheggio. Dopo Long-Beach molto più piccola ma non per questo meno bella o importante arriviamo a Petra Manna conosciuta anche come la Celvia un lembo di sabbia racchiuso nella macchia mediterranea e circondata dalle più belle ville della zona.

Pasqua a Porto Cervo è un’esperienza unica e indimenticabile, per il fascino, l’eleganza e la poesia che si respira in questa terra. Gli hotel sono a vostra disposizione per rendere la vostra vacanza di Pasqua un momento di divertimento e relax nel comfort ai massimi livelli.

Porto Cervo è la perla della Costa Smeralda.


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