apr 03 2009

Week end di Primavera in agriturismo a Cividale del Friuli

Classified in: Agriturismo,Eventi,Hotel,Pasqua,Vacanze Montagna,Weekendadmin at 9:26 am

Cividale del Friuli (Cividât in friulano ufficiale nei toponimi, Čedad in sloveno, Östrich in tedesco) è un comune di 11.587 abitanti della provincia di Udine. Fondata da Giulio Cesare con il nome di Forum Julii, divenne la capitale longobarda del Friuli.

A partire dal XII secolo fu libero comune e centro di un importante mercato; da allora fu il massimo centro politico e commerciale di tutto il Friuli, tanto da ottenere dall’imperatore Carlo IV l’apertura dell’Università nel 1353. Nel 1238 i Patriarchi si trasferirono ad Udine e perciò vi furono rivalità e lotte con questa città. Nel 1419, durante la guerra con Venezia, per scacciare gli Ungari di re Sigismondo che l’assediavano, Cividale si arrese a Venezia.

Nel XVI secolo fu contesa tra l’Impero e Venezia; nel luglio del 1509 fu assediata dalle truppe imperiali del duca di Brunswick, ma i cividalesi, dopo epica lotta, riuscirono a rompere l’assedio costringendo alla fuga l’esercito tedesco. Al termine della guerra rimase sotto la dominazione veneziana. Con la pace di Worms (1530) perdette il castello di Tolmino sull’Isonzo e le miniere di mercurio d’Idria. Nei secoli successivi dovette subire parecchie incursoni dei Turchi. Durante il periodo veneziano fu un notevole centro di studi.

Nel 1797 con il trattato di Campoformio tra Napoleone e l’Austria Cividale passò all’impero asburgico, al quale, dopo il breve periodo in cui fece parte del napoleonico Regno d’Italia, fu confermata dal Congresso di Vienna (1815). Fra il 1848 ed il 1866 vi fu la presenza di un vivace movimento risorgimentale; nel 1866, dopo la Terza Guerra d’Indipendenza, fu annessa al Regno d’Italia con il Veneto ed il Friuli. Durante la Prima Guerra Mondiale fu sede, per un breve periodo, del comando della II armata e rimase anche danneggiato da bombardamenti aerei. Fu occupata dagli austriaci in seguito alla disfatta di Caporetto.

A Pasqua

La Pasqua negli agriturismo a Cividale del Friuli è immersa in un ambiente montano e accogliente, tutto intorno si riempie dei profumi della primavera e la gastronomia la fa da padrona.
Passare un week end di Primavera a Cividale è un privilegio che ogni turista dovrebbe concedersi.
A Pasqua potrete godervi il Gioco del Truc, antico e tradizionale gioco che si svolge nelle piazze della città nel periodo pasquale.
Il gioco del Truc è una tradizione ludica pasquale, di antichissima pratica, consistente nell’approntare un catino di sabbia digradante dalla caratteristica struttura ovale, in cui si fanno scendere, seguendo la codificazione di precise regole, le uova colorate con l’intento di farle toccare tra loro; l’impiego dell’uovo risulta di pregnante simbolismo, in quanto eletto a simbolo di rinascita e quindi elemento pasquale per eccellenza.

Il Truc ha la caratteristica di essere peculiare del solo Cividalese, non essendo praticato altrove entro i confini del Friuli e si gioca rigorosamente solo nelle giornate di Pasqua, Pasquetta e nell’Ottava, cioè la domenica seguente la Resurrezione.

Si è recentemente documentata la sicura attestazione della sua pratica nelle piazze cividalesi almeno dal XVIII secolo, grazie ad un manoscritto conservato nel Museo di Cividale del Friuli, ma la sua pratica è sicuramente assai più antica.

Caratteristiche e regole possono essere, schematicamente, così riassunte:

* si impiegano solo uova sode di gallina
* l’obiettivo è colpire una o più uova all’interno del truc
* l’uovo al momento del lancio deve toccare il cop (la tegola)
* l’uovo deve essere lasciato andare senza spinta
* chi riesce a colpire, effettua subito un altro tiro
* il proprietario dell’uovo toccato, per rientrare in gioco, deve riscattarlo da chi l’ha colpito e mettersi in coda per rilanciare
* se l’ultimo giocatore non colpisce alcun uovo, il gioco viene ripreso da chi per primo ha lanciato l’uovo nel truc e quindi è in sosta da più tempo (vecjo di truc)
* chi si ritira dal gioco deve lasciare il riscatto al posto dell’uovo (in genere una moneta)

Gli agriturismo

Entrando nei particolari, le strutture degli agriturismi sono in sintonia con il territorio e i pacchetti vacanza Cividale che vengono offerti sono unici, comprendono attività immerse nella natura e offerte di alloggio a livello degli hotel Cividale.
Le pietanze sono tantissime e noi vi consigliamo il muset con brovade (cotechino preparato in brodo), minestra di pasta, fagioli e cotiche, salame friulano aromatizzato all’aglio. Celebre la gubana, dolce di pasta sfoglia con noci, zibibbo, uvetta, pinoli cioccolato e altro. Ma anche l’orzotto è molto buono.

Cha sia una festa come la Pasqua che sia un Week end a Cividale troverete sempre le strutture, l’ospitalità, l’ambiente giusti per rilassarvi, divertirvi e voi che vivete al terzo piano in centro città, negli agriturismo a Cividale del Friuli potrete vivere il diretto contatto con la natura. Scegliete Cividale del Friuli.


mar 23 2009

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mar 16 2009

Vacanze di Pasqua a Bardolino sul lago di Garda

Classified in: Agriturismo,Centri Benessere,Hotel,Pasquaadmin at 10:08 am

Bardolino sorge sulla riviera orientale del Lago di Garda, a 30 km da Verona, su di un territorio collinoso stretto tra il lago ad Ovest, e la collina morenica di separazione ad Est tra il lago stesso e la valle dell’Adige, ove essa sbocca nella Pianura Padana.

Presenze preistoriche vi erano all’altezza di Cisano. Facevano parte della civiltà palafitticola del basso lago di Garda. La presenza umana non è mai mancato nella zona, per avere tracce scritte si deve arrivare all’alto medioevo. Reperti dell’epoca romana sono abbondanti, fra i quali un curioso cippo funerario eretto da un uomo a sé stesso mentre era ancora in vita. Si narra delle visita sopra Malcesine di re Pipino ai santi Benigno e Caro, in uno di quei viaggi il re destinò alla abazia di San Zeno di Verona, la chiesa di San Zeno e tutte le sue pertinenze. fra l’859 e l’856 vi fu una disputa fra Verona e i paesi del lago. I paesi veronesi del lago divennero una unica entità amministrativa con sede a Garda.
È del IX secolo l’edificazione del primo castello, autorizzato da Berengario al fine di costituire mezzi di difesa contro le invasioni, permesso accordato a tutte le comunità del Lago. A Bardolino il castello si ingrandì fino a costituire con gli Scaligeri un unico fortilizio per tutto il paese. Nel XII secolo Bardolino è ricordato come comune autonomo, e risale al 1222 la costituzione, comune a quasi tutti i centri del lago, dei diritti di pesca riservati alle famiglie del luogo. Durante il medioevo e l’età moderna, Bardolino seguì i destini di Verona, Si ricorda che fu il centro della marina veneziana sul lago, che nel 1526 fu saccheggiata e subì il rapimento di propri abitanti a fini di riscatto da parte dei lanzichenecchi. Sotto gli austriaci fu capoluogo del distretto che raggruppava tutti i comuni veronesi rivieraschi.

Il vino Bardolino

Le viti del Bardolino si specchiano nel lago di Garda, un ambiente prealpino che ha i colori e i profumi del mediterraneo.
Il clima mite, l’esposizione al sole, l’equilibrio delle piogge e delle temperature, la verietà dei terreni, la passione e l’abilità dei produttori, rendono il Bardolino un vino particolarmente piacevole e aprezzato in ambito internazionale. Un vino innanzi tutto da godere con gli occhi, percorrendo , tra sorsi e panorami, la strada del vino. Le principali varietà dei vitigni che danno il Bardolino sono le uve Corvina (35-65%) Rondinella (10-40%) Molinara (10-20%) e Negrara (fino a 10%).

Osservando la cartina si nota che la zona d’origine è suddivisa in due aree. La più antica, che produce il Bardolino D.O.C. classico, comprende tutto il territorio dei comuni di Bardolino e Garda ed in parte quello di Lazise, Cavaion, Costermano e Affi.

L’olio d’oliva

È un olio che si caratterizza per la straordinaria leggerezza, la facile digeribilità, i delicati toni fruttati: un gioiellino. Quand’è appena spremuto, la tradizione vuole che lo si provi sulla bruschetta oppure sulle patate lesse. Terzo test tradizionale: un’insalata di solo radicchio rosso di Verona condita con olio, aglio e un trito finissimo d’acciughe. In tavola accompagna tutta la cucina tipica del territorio. Insieme col Bardolino.

Da vedere:

la chiesetta di San Severo, XI sec., capolavoro d’arte romanica veronese, affrescata con scene dell’Apocalisse, conserva affrechi dell’XII e XIII sec.
la chiesa di San Vito, XII sec.
la chiesetta di San Zeno, di architettura preromanica lombarda, rappresenta uno dei più importanti monumenti carolingi in Italia.
Un piccolo Museo raccoglie preziosi reperti preistorici e romani.
la Pieve di Santa Maria di Cisano, nella vicina frazione di Cisano

I Musei

Il Museo del vino è situato a Bardolino presso la Cantina dei F.lli Zeni in Via Costabella riunisce i principali attrezzi vitivinicoli, usati in un passato recente e lontano, per la preparazione di questa nobile bevanda e contenente una tipologia sufficientemente variegata delle attrezzature necessarie alle varie fasi vitivinicole.

Il Museo dell’Olio è situato a Cisano. Istituito nel 1987, raccoglie antiche attrezzature olearie, documenti e arnesi in legno relativi alla storia e alla produzione dell’olio d’oliva.Interessante la ricostruzione di un frantoio ottocentesco, ancora funzionante.

Le Ville

Un capitolo a parte occorrerebbe a questo punto aprire per dire delle numerose ville affacciate sul lago e nell’interno del Comune di Bardolino: la Guerrieri, la Bassani-Raimondi, la Giuliari-Gianfilippi. la Marzan, la Betteloni e la Bottagisio. Villa Guerrieri, in via S. Martino, ottocentesca, di non alto valore architettonico, fu costruita sull’area di altra più antica. Con un bel portale classico d’accesso al giardino dal paese, ha di notevole il parco, prospiciente il lago, con resti di antico castello o fortilizio. Termina verso il paese con le antiche case dei Fermi, il cui palazzo conserva l’aspetto primitivo nelle porte, finestre, scala esterna, e in qualche ambiente interno. E se villa Bassani Raimondi, in via Fosse, non presenta particolari pregi architettonici (risale infatti al primo Ottocento), essa era però apprezzata, fino a pochi decenni fa, per un denso parco, che subì purtroppo, durante e dopo la guerra, dolorose falcidie. Anche villa Giuliari-Gianfilippi, ottocentesca, non ha particolare interesse architettonico; però possiede pur essa un parco, disteso lungo il lago, nella parte meridionale della baia di Bardolino, al quale fa riscontro il parco dei Bottagisio. Si dice che il giardino di questa villa fosse stato in origine disegnato dal Bagnara per incarico della marchesa Teresa Gianfilippi Canestrari. Villa Marzan, già Da Persico, a Cisano, ottocentesca, è stata rimodernata su progetto dell’architetto Ettore Fagiuoli (bello il parco con pagoda, uccelliera, giochi vari e darsena privata). Mentre villa Betteloni, a Calmasino, è una casa padronale di architettura semplice, dotata peraltro di un giardino e di un viale di cipressi all’ingresso. Villa Bottagisio, infine, sul lungolago, è una casta, ma piuttosto ibrida costruzione ottocentesca, ma anch’essa con un bel parco che si stende lungo il lago ed occupa tutta la parte settentrionale della baia di Bardolino. Si ricorderà infine come a Bardolino abbia avuto i natali Cesare Betteloni, dolcissimo poeta ed entusiasta cantore del suo Garda, davanti le cui onde azzurre volle, in un giorno di sconforto, trovare morte prematura.

Muoversi a Bardolino

In alternativa ai tradizionali mezzi di trasporto è possibile muoversi sul Garda in maniera rilassante e gradevole. La navigazione sul Garda rappresenta un validissima alternativa specialmente per il turista.

La società Navigarda copre con i suoi battelli, traghetti ed aliscafi tutte le località del Garda.

Una gita in battello sarà certamente l’occasione per godere di un bellissimo panorama e di visitare altre località del lago senza rischiare di incorrere in ingorghi e colonne.

Bardolino Non c’è che l’imbarazzo della scelta: dal lago si possono ammirare il castello di Sirmione con le grotte di Catullo, il golfo di Salò chiuso da un lato dalla lussureggiante isola del Garda e dall’altro dal dannunziano Vittoriale di Gardone Riviera. Si possono ammirare le limonaie strappate alla roccia da Gargnano fino a Limone ed il castello imperioso e solitario di Malcesine, la leggiadra punta di S.Vigilio immersa fra olivi e cipressi, la ridente baia di Bardolino ed ancora le popolose cittadine ed i piccoli borghi dei pescatori sparsi sulle rive, con i loro castelli, le mura diroccate e le storie antiche che ancor oggi si respirano fra le vie di pietra e di mattoni.

Una vacanza di Pasqua a Bardolino è una festa di tradizioni e di sapori. Gli Hotel e gli agriturismo della zona vi accoglieranno con le loro offerte per il week end di Pasqua.

Prenotate siete ancora in tempo.


mar 05 2009

Weekend di primavera a Ripatransone nelle Marche

Classified in: Agriturismo,Hoteladmin at 9:05 am

Ripatransone è un comune italiano di 4.414 abitanti della provincia di Ascoli Piceno nelle Marche. Il capoluogo è storicamente uno dei centri più antichi e importanti dell’ascolano.

La città sorge su un alto colle (494 m s.l.m.) a breve distanza dal mare (appena 12 km), fra le valli parallele del fiume Tesino a sud e del torrente Menocchia a nord. La parete è estremamente ripida su tre lati; solo a est essa declina più dolcemente verso l’Adriatico. L’altitudine del paese si apprezza in piazza XX settembre, ma la sommità del Colle San Nicolò fa registrare un livello altimetrico di 508 m.

La posizione geografica ha meritato alla città l’appellativo di Belvedere del Piceno, dovuto alla visione panoramica estremamente ampia e suggestiva che offre. Oltre al mare Adriatico a est e ai Monti Sibillini con l’Ascensione in primo piano a ovest, verso nord si possono scorgere il Conero e il Titano. A sud la visione è particolarmente estesa e abbraccia i Monti della Laga, la Montagna dei Fiori, il Gran Sasso d’Italia, la Maiella e, in condizioni climatiche particolarmente favorevoli, il promontorio del Gargano. Fino al 1979 vi è testimonianza della possibilità – benché eccezionalissima – di raggiungere con lo sguardo territori d’oltremare, le Alpi Dinariche della Dalmazia.

La voce Ripa è forma medievale e sta per “rupe”. Popolarmente è questo il solo nome del paese, spesso preceduto da articolo.
La voce Transone è il nome del feudatario fondatore della roccaforte ripana.

Il complesso della Cattedrale, la più nota immagine di Ripatransone

L’ipotesi alternativa che riconduce il toponimo all’espressione Ripa trans Asonem (= Ripa al di là dell’Aso) sembra confutata fin dal 1827, quando il sacerdote e storico ripano Luigi Antonio Vicione fece notare (oltre all’incongruenza geografica dovuta alla presenza di una valle intermedia, quella della Menocchia) un errore linguistico. Il nome latino del fiume Aso risulta infatti Asis, ed è perciò ingiustificato l’accusativo Asonem. Più fantasiose sono le ricostruzioni che indicano in Transone il nome di un quartiere degli albori, o lo fanno derivare dal verbo latino transeo, a significare il trasferimento dei capi cittadini nell’unico castello sorto dai quattro originari. La città ha diversi appellativi: Belvedere del Piceno, Piccola Siena delle Marche, Propugnaculum Piceni.

Il colle ripano (Cuprae Mons) fu abitato fin dalla preistoria. Alla sua sommità si avvicendarono gli Umbri e i Piceni; con la conquista romana scemò in importanza, per essere ripopolato all’epoca delle invasioni barbariche. Nel IX secolo sorsero i castelli di Monte Antico, Capodimonte, Roflano e Agello, e la città fu unificata nel 1096. Ripa era attesa da un destino glorioso negli scontri con le rivali, grazie a una posizione geografica che la rendeva quasi inespugnabile (mentre ne avrebbe pesantemente penalizzato lo sviluppo in tempi moderni).

Sul piano turistico si segnala negli ultimi anni il conferimento della Bandiera arancione, marchio di qualità ambientale del Touring Club Italiano. Il settore è avvantaggiato, oltre che dalla tradizione storico-artistico-culturale, dalla posizione geografica del paese. Le località balneari (Grottammare e Cupra Marittima) distano infatti pochi chilometri, e l’altitudine favorisce un clima più fresco e ventilato che richiama molti visitatori dalla marina durante l’estate. La posizione è invece penalizzante quanto ai collegamenti stradali, che comunque, data la breve distanza, restano sufficientemente agevoli.

Gli agriturismo di Ripatransone vi faranno pasare una vacanza immersa nella natura, tra relax e divertimento.


mar 03 2009

Weekend di Primavera a Norcia in Umbria

Classified in: Agriturismo,Centri Benessereadmin at 9:35 am

Come Norcia è racchiusa tra le sue mura (sec.XIII), così la sua valle è circondata da verdeggianti monti, che formano un anfiteatro naturale di ineguagliabile bellezza.
L’ampia pianura, era, nel Pliocene e nel Quaternario, la culla di un lago,svuotatosi in seguito a movimenti tellurici che aprirono un varco a sud-ovest della valle.
Nel tratto più depresso, dell’altopiano, per un’estensione di circa 70 ettari, si trovano una serie di prati, conosciuti con il nome di Marcite. La peculiarità di questi è il loro alto tasso d’umidità, scaturita da sistemi d’irrigazione esistenti da diversi secoli, probabilmente realizzati dai monaci benedettini.
L’acqua in abbondanza,qui confluisce dai monti e dalla vallata, permettendo la irrigazione permanente delle Marcite.
Un velo d’acqua,controllato da chiusi e canale, sommerge continuamente il suolo, cosi da, mantenere costante d’estate il livello d’umidità, ed impedire d’inverno il congelamento del terreno.
Questo sistema permette di lavorare l’area in qualsiasi stagione,tanto da ottenere dai 6 ai 10 tagli di foraggio l’anno.
Questa rarità ambientale,come gran parte dell’altipiano di S.Scolastica,fa oggi parte del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.
Risalendo le Marcite,subito sotto Norcia,troviamo una vena d’acqua molto apprezzata per le sue proprietà ipotensive,la sorgente del Salicone.
Continuando verso nord,oltrepassando il paese,possiamo ammirare,nella sua totale imponenza,Monte Patino (1883 m.),ai suoi piedi si apre una variegata valle,da dove partono suggestivi sentieri,per la grotta e la cima del monte,per Valle Castoriana nel preciano,per Val di Canatra,per il Pian Grande e Castelluccio.
A sud-t della piana nursina,ad una altezza di circa 1100 m. s.l.m.,troviamo un caratteristico paese: S.Marco.
Nel passato, importante era la sua ubicazione strategica,sorgendo nella zona di confine tra Norcia e il Regno di Napoli.
Da qui la veduta della valle è unica,le morbide vette che circondano il paese, creano forme ed ombre ineguagliabili: da percorrere è il sentiero che conduce ai Pantani di Accumoli,in direzione Monte dei Signori.
Cosi come è da visitare il vicino paese di Nottoria,con la sua secolare quercia.

In direzione nord-est, con venti minuti d’auto, da Norcia si raggiunge Castelluccio(1453), uno dei più elevati paesi degli Appennini.
Arroccato su di un colle, il paese, sembra stare a guardia della pianura, fu proprio per questo motivo che nacque il castello (SEC.XIII):per difendere il territorio dalle mire dei vicini marchigiani, e tutelare gli armenti dei nursini.
Dell’abitato primitivo resta soltanto la porta d’ingresso che immette sulla piazzetta della chiesa parrocchiale, dedicata a S. Maria Assunta. Le vie del paese sono disposte a terrazzi concentrici attorno alla sommità del colle. Curiose, sono le scritte a calce sui muri delle stalle: specie di manifesti murali fortemente satirici che alludono a fatti e persone del luogo.
Sicuramente , ciò che colpisce, il visitatore, appena arrivati al valico che porta verso il paese, è lo scenario che si apre davanti ai suoi occhi: un altopiano immenso,il Pian Grande,circondato da montagne e colline, su cui svetta, in tutta la sua maestosità, il Monte Vettore,la cima più alta dei Monti Sibillini (2476 m.).
Il Pian Grande (13,09 kmq),insieme al Pian Piccolo (2,34 kmq),al Pian Perduto (2,39 kmq) e Valle San Lorenzo(0,64 kmq),formano i famosi piani di Castelluccio, il bacino carsico più interessante dell’Italia centrale.
Nella parte più depressa del Pian Grande,vi è una profonda spaccatura del terreno e un insieme di doline e solchi,il Fosso dei Mergani-Inghiottitoio: qui vanno a confluire gran parte delle acque piovane e del disgelo.
I faggeti,uniche aree boschive,della zona, rappresentano l’habitat ideale per il picchio,la poiana,l’allocco,la ghiandaia,il fringuello,il merlo e per mammiferi come la lepre,lo scoiattolo,la volpe,il tasso.
Il lupo e l’aquila, animali tipici di queste zone, purtroppo oggi sono ridotti a pochissimi esemplari. Endemico del Lago di Pilato, all’interno del Monte Vettore, è il famoso crostaceo, Chirocephalus Marchesonii.

Festa di San Benedetto

L’arrivo della primavera viene celebrato a Norcia con i festeggiamenti in onore di S.Benedetto, patrono d’Europa,nato a qui nel V secolo.

La festa è oggi caratterizzata dalla Fiaccolata “Pro Europa Una”, che ogni anno parte da una diversa città d’Europa,per giungere a Norcia la sera del 20 Marzo,simbolo della diffusione del monachesimo benedettino nell’antico continente.

Il 21 Marzo si svolgono il “corteo storico” e l’”offerta del Pallio”,a rievocare le maestose cerimonie che nel passato il paese dedicava al suo santo protettore.

Infatti sin dal XII sec.,il libero Comune di Nursia, regolamentò le celebrazioni,che duravano 4 giorni,organizzandola nel seguente

programma:

-Processione della Vigilia ove dovevano partecipare: i Magistrati,le otto Guaite e le coorporazioni delle Arti e Mestieri;

-Liberazione di un carcerato;

-Celebrazione della Messa da parte dell’Abate benedettino, alla quale dovevano presiedere tutte le cariche ufficiali del tempo;

-L’offerta dei pallii da parte dei 27 castelli di Norcia;

-Corsa al pallio coi cavalli;

-Corsa all’anello (o degli asini) per adolescenti;

-Fiera di S.Benedetto con franchigia dalla dogana per le merci.

Molteplici sono le attività artigianali della valle nursina,fondate su antiche tradizioni. Camminando tra i vicoli di Norcia è tuttora possibile sentire il battito dei pesanti martelli sull’incudini,battito che da secoli ritma il lavoro nelle officine dei fabri e maniscalchi. La lavorazione del ferro è di ottima qualità,già nel 1500 permetteva la produzione dei “Ferri” per le scuole chirurgiche di Preci e Norcia. Secolari sono anche le lavorazioni dell’oro,della lana e del legno. Un particolare ricordo va a l’Arte dell’intaglio dei “lignari”,tra il XVI e il XVII secolo si eseguirono capolavori d’intarsio,che,in parte,ancora abbelliscono molte chiese umbre. Norcia,comunque,è conosciuta a livello internazionale,in particolar modo per la lavorazione delle carni suine, tanto che per la lingua corrente norcino è colui che prepara e vende il maiale.

Norcia è il luogo ideale dove rigenerarsi e vivere al meglio una vacanza, correte a prenotare….


feb 27 2009

Vacanze in agriturismo a Montepulciano

Classified in: Agriturismoadmin at 9:05 am

Montepulciano è un comune di 13.883 abitanti della provincia di Siena, posto a 605 metri sul livello del mare, a cavallo tra la Val di Chiana e la Val d’Orcia.

Montepulciano deriva da Purth (si pronuncia Purz) dal termine etrusco che significa: comandante, dittatore, generale, condottiero. Da questo termine deriva anche il nome Porsenna, che non era il vero nome del famoso lucumone di Chiusi, ma lo divenne per antonomasia. Da Purth dunque purthna (il luogo di Porsenna), e da purthna pulthna, pulitina, pulitiana.

A Montepulciano si possono trovare delle squisite specialità e soprattutto il “Vino Nobile di Montepulciano“, uno dei più importanti vini rossi italiani, derivato dal vitigno Prugnolo gentile (Sangiovese grosso), colore granato e sapore asciutto. Prelibato, tra l’altro, e il cacio pecorino, prodotto ora da pastori sardi immigrati nella zona, ma lo producono con lo stesso procedimento in uso fin dal medioevo, ottimo in tutte le sue diverse fasi di maturazione, da fresco a stagionato, quest’ultimo da servire a fine pasto oppure a merenda. Il Ravaggiolo è invece il cacio tenero conservato in foglie di felce.

Oltre al cacio pecorino, il prosciutto, i saporiti crostini con milza e fegatelli, il pansanto (fettina condita con cavolfiore lessato, aceto e olio), la “bruschetta” con il pane abbruscato al fuoco vivo, con l’olio nuovo e uno spicchio d’aglio strusciato sopra, la panzanella (pane raffermo bagnato, condito con pomodoro, olio, cipolla, basilico e altri aromi), un buon piatto di fagioli al fiasco irrorati d’olio crudo, già costituirebbero un ottimo pasto: ma è d’obbligo assaggiare i pici, una sorta di spaghetti fatti a mano, conditi al sugo di carne.

Per vivere al meglio Montepulciano si deve alloggiare e sentire la natura in agriturismo, dove chi vive in città potrà finalmente assaggiare la vera essenza della vita, della naturalità e del relax della campagna.

Montepulciano offre il meglio, sta al turista attento sfruttare l’occasione.


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