apr 30 2009

Vacanze a Milano Marittima in Emilia Romagna

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Milano Marittima è una località nel comune di Cervia, molto rinomata per la sua vocazione turistica, frequentata soprattutto da giovani per la folta presenza di street bar, sale giochi, discoteche e pub.
Confina a Sud con Cervia e a Nord con Lido di Savio

La nascita e lo sviluppo di Milano Marittima risalgono ai primi anni del ’900, quando Cervia era una piccola città di 9.000 abitanti e si basava su un’economia tradizionale, legata in larga misura alla produzione del sale, all’agricoltura e alla pesca e la sua popolazione era in gran parte analfabeta.

Nell’ultimo ventennio dell’Ottocento però, era già cominciata una prima fase pionieristica di sviluppo turistico, favorita dal miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie di un territorio considerato ancora malarico e dalla costruzione della ferrovia, prima con il tratto Ravenna – Cervia del 1884, poi con il tratto Ferrara – Ravenna – Rimini del 1889.

È invece del 1882 il primo “Stabilimento balneare“: Cervia si avviava a diventare un luogo di villeggiatura.

Nel 1907 fu instaurato un rapporto di convenzione tra l’Amministrazione Comunale di Cervia e la ditta dei Maffei, una delle più importanti famiglie del milanese; rapporto secondo il quale il Comune cedeva alla società lombarda una vasta zona di relitti marini con l’obbligo da parte del concessionario di fabbricarne villini, parchi, giardini per creare così una nuova zona balneare. Questa fu denominata Milano Marittima, nome che confermava il forte legame con l’ambiente milanese.

Il 20 ottobre 1927 Cervia fu riconosciuta, con decreto ministeriale, «Stazione di Cura, Soggiorno e Turismo», grazie anche al contributo della nuova località di Milano Marittima; così da quell’anno, non solo proseguì la costruzione dei villini nella pineta, ma cominciò anche l’edificazione dei primi alberghi, colonie ed esercizi di ristorazione.

Lo sviluppo turistico si fece più intenso negli anni ’30, per interrompersi nuovamente con il secondo conflitto mondiale e riprendere nel dopoguerra. Da quarant’anni Milano Marittima è uno dei più rinomati centri balneari d’Italia.

Milano Maritima è la meta per tutti e anche dei Vip che nei mesi di giugno e luglio si rilassano e vengono paparazzati nelle loro gesta vacanziere.

Vacanze a Milano Marittima rappresenta divertimento, mondanità e prestigio, ma non tralasciamo le ottime offerte degli hotel di Milano Marittima, che sbalordiscono i turisti.


apr 29 2009

Vacanze a Vernago al Lago in Val Senales

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Vernago al lago è un paese arroccato tra le cime della Val Senales situato a 1.700 m.s.l.m.

Vernago al Lago è caratterizzato da un bellissimo lago artificiale creato negli anni 50. Delle costruzioni antiche sono state sommerse e quando il livello dell’acqua in primavera è basso, si può scorgere la torre della cappella spuntare dal livello dell’acqua.

Il lago di Vernago è una meta estiva molto ambita e rinomata. Il lago è attorniato da sentieri panoramici e coadiuvati da ponti sospesi.

Vernago non offre sono possibilità di sciare, ma in estate l’ambiente si colora dei colori della primavera, il sole splende e gli uccellini cantano.

Non perdete la possibilità di percorrere il sentiero che porta alla baita di Similaun e non lasciatevi scappare la grande festa che viene fatta alla fine della transumanza delle pecore, a settembre.

Il Lago

l lago di Vernago è un lago artificiale ad ovest di Merano. Il lago è alimentato dal Rio Senales.

Il lago è una grande meta per i i pescatori ed i barcaioli: trote, lucci sono molto ambiti e le gite in barca ed in canoa hanno un appeal particolare e suggestivo.

Vernago al Lago aspetta i turisti con i suoni meravigliosi servizi. Le vacanze a Vernago al Lago saranno fantastiche e piene di avventure immerse nella natura.

Molti hotel a Vernago al Lago offriranno pacchetti vacanze adatti ad ogni esigenza e ogni possibilità.


apr 28 2009

Video Vacanze con Webtravel.TV

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Nasce www.webtravel.tv, la nuova web tv dedicata alle vacanze e al turismo. Un “holiday channel” innovativo, veloce e accattivante al servizio della promozione turistica online. Da oggi tutti potranno visualizzare e inserire i video su tutte le località turistiche.
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apr 28 2009

Vacanze estive in montagna a Nocera Umbra

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Nocera Umbra è una ridente località montana della provincia di Perugia.

Fu un insediamento di origine umbra Noukria, fondata dai Camers (Camerinesi) a 109 miglia da Roma e vicina alla catena degli Appennini Nocerini. La località si sviluppò prevalentemente in età romana (col nome di Nuceria Camellaria), grazie alla sua ubicazione lungo la Via Flaminia, proprio dove si diramava un ramo della Flaminia, che attraversati Dubios e Prolaqueum proseguiva per Ancona. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, nell’elenco dei Popoli Umbri cita i “Nucerini cognomine Favonienses et Camellani”, (i Nocerini chiamati Favoniensi e Camellani), i primi (Favoniensi) avrebbero abitanto nella vicina località oggi chiamata Pievefanonica, mentre un gruppo di Camellani si sarebbero trasferiti vicino ad Arcevia nel Piceno.

Nel V secolo fu sede di diocesi e prima del sec. X inglobò anche il vastissimo territorio già delle antiche città di Tadinum, Plestia e Sentinum. Il primo saccheggio, se non una vera e propria distruzione, come dice lo storico Jordanes, si ebbe al passagio dei circa 100.000 Goti di Alarico, diretti verso Roma (che presero nel 410). Occupata nel 571 dai Longobardi, data la sua importanza strategica,divenne sede del Gastaldo, (uno dei 10 del Ducato di Spoleto, con un’autorità simile al prefetto di provincia attuale) che aveva responsabilità militari,amministrative e giudiziarie, coadiuvato da alcuni Sculdasci dislocati nel vasto territorio. Già dalla prima invasione longobarda fu sede anche di una Arimannia, formata da famiglie di guerrieri nobili e molto ricchi dei quali alla fine dell’800 è stata trovata una vasta necropoli. Con i Franchi, divenne contea dell’estremo nord-ovest del Ducato di Spoleto, zona di confine con le terre dipendenti dall’Esarcato Bizantino di Ravenna.La città alto medioevale, chiusa nelle sue mura inaccessibili e con la sua rocca inespugnabile in cima, circondata di torri, aveva circa tremila abitanti.
Nocera Umbra è una ridente località montana della provincia di Perugia.

L’intera vastissima diocesi(1500 km²) intorno ai diecimila abitanti.

Fu presa e incendiata da Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, nel 1248, per il suo essere di parte guelfa e per via di una ribellione.

Ricostruita, fu prima sotto il governo dei Trinci di Foligno e poi, dalla metà del XV secolo, pur avendo un proprio governatore, fece parte dello Stato della Chiesa fino all’Unità d’Italia, nel 1860.

Nel settembre 1997, gli eventi sismici del terremoto con epicentro a Colfiorito, tra Umbria e Marche, ha reso completamente inabitabile l’antico centro storico, di cui solo una piccola parte è stata restituita all’agibilità.

Caratteristica città medioevale e famosa per la bontà delle acque del suo territorio, portate nel ’600 fino a Costantinopoli, è dominata dalla grande torre, detta il Campanaccio, unico resto della robusta rocca dei suoi Gastaldi, poi dei suoi Conti.

Dell’antica cattedrale, inglobata nella fortezza, resta solo il portale del sec. X. Di grande importanza è la chiesa di San Francesco, romanico-gotica del XIV secolo, non solo per gli affreschi di Matteo da Gualdo, ma anche perché è sede della Pinacoteca comunale, con opere dell’Alunno, del Maestro di San Francesco e della scuola del Cimabue. Nel museo sono custoditi anche reperti di epoca romana, tra cui un miliario della via Flaminia per Ancona, un ritratto femminile, frammenti di mosaico, un cippo del III secolo e alcune parti del monumento funebre, ornato a suo tempo di quattro iscrizioni greche, del vescovo Varino Favorino da Camerino, famoso grecista che ha pubblicato uno dei primi dizionari della lingua greca ed è stato maestro di greco alla corte dei Medici a Firenze per i futuri papi Leone X e Clemente VII e tenne anche la cattedra di Greco nella Università di Roma.

Nel museo dell’Alto medioevo, all’Eur di Roma, sono conservati importanti reperti trovati a fine ’800 in quasi duecento tombe longobarde, del VI e VII secolo, dell’arimannia stanziata nel territorio di Nocera.

Tanti hotel a Nocera Umbra e tanti servizi per il turista appassionato di passeggiate all’aria aperta.

La vacanze a Nocera Umbra sono bellissime, tra relax e divertimento. Se volete una vacanza in montagna diversa ma piena di avventure, correte a prenotare un albergo a Nocera Umbra.

La montagna Umbra vi attende numerosi


apr 24 2009

Vacanze a Eraclea mare in Veneto

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Eraclea (in latino Heraclia) è un comune di 12.695 abitanti in provincia di Venezia, affacciato sul Golfo di Venezia.

Fino al 4 novembre 1950 si chiamò Grisolera; in tale data, con decreto n. 1061 del Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi, ma su iniziativa dell’allora Sindaco Guerrino Burato e del segretario comunale rag. Aldo Tassoni e a seguito di una delibera comunale, il nome venne modificato con quello dell’antica città romano-bizantina, Eraclea appunto, i cui resti si trovano al confine del territorio comunale in direzione di San Donà di Piave nei pressi della località di Cittanova.

Il nucleo storico della cittadina alto-medievale, di cui oggi purtroppo nulla resta, si formò con la fuga verso la sicurezza della laguna delle popolazioni romane provenienti dalle cittadine di Oderzo (Opitergium) e Concordia Sagittaria saccheggiate dai barbari. Il primo nome della città fu Melidissa, dal greco meliedes, “luogo migliore“. L’iniziale insediamento umano ebbe infatti luogo all’interno delle lagune che si estendevano lungo tutto l’arco dell’alto adriatico, a partire dal Po fino al Tagliamento. Il mare era separato dal bacino lagunare da un cordone litoraneo sabbioso intervallato dalle foci dei vari fiumi il cui delta si apriva all’interno delle medesime lagune. I primi abitanti di quella che diventò in breve la più grande cittadina delle Venezie della laguna erano i profughi delle più importanti città romane che si susseguivano lungo la via Annia in fuga dalle devastazioni causate dalle invasioni di popolazioni barbariche nel periodo che va dal principio del VI secolo fino all’inizio del VII. La maggioranza di loro proveniva appunto dalla cittadina di Opitergium, mentre altri provenivano da Altino, Concordia Sagittaria e Aquileia.

L’agglomerato urbano si espanse su un’isola che, separata dalla terraferma da acque profonde, garantiva la sicurezza dei rifugiati dalle incursioni in massa e dalle razzie periodiche delle schiere militari al seguito delle orde barbariche che migravano attraversando la pianura padana.

Verso la metà del VII secolo, Eraclea era già la città maggiore dell’estuario, in posizione centrale, cinta da alte mure e difesa da ben ordinati corsi d’acqua, con carattere spiccato di fortezza atta a resistere agli assalti da terra e dal mare. A levante guardava il mare, protetta da una larga distesa di sabbia popolata da pini marini; ai lati di mezzodì e tramontana aveva dei canali ed a ponente dei fitti boschi e terre coltivate che confinavano con il territorio trevigiano, altinate e opitergino.

Eracleamare è oggi la riviera della città di Eraclea e fa parte della costa veneziana; è posta a sei chilometri a sud-est del capoluogo e si caratterizza per le sue peculiarità ambientali (la Laguna del Mort e la pineta marittima). Le dune sono spesso suddivise in più cordoni, tutti paralleli al mare. La spiaggia è lunga oltre quattro chilometri.

A Eraclea viene diffusamente parlata la lingua veneta nella variante centro-settentrionale, caratteristica della zona comprendente il trevigiano (Marca Trevigiana), il coneglianese e il sandonatese, con alcune tipizzazioni date dalla contiguità all’area costiera e lagunare e alcuni prestiti etimologici dalla parlata di queste zone (in particolare è da rilevare l’uso sovente dei dittonghi in sostituzione alle consonanti degli articoli).

Origine di questa miscellanea si trova nell’insediamento nel territorio vallivo lagunare di Eraclea, in cui si parlava la lingua veneta nella variante lagunare, di popolazioni di origine della pedemontana trevigiana e del veneto centrale. Queste ultime, impiegate nella realizzazione dell’opera di bonifica della paludi dei primi decenni del 1900, hanno portato con sé la propria lingua madre, poi fondendola con quella usata dalle oramai minoritarie ed assimilande genti autoctone. Nelle campagne della bonifica e, in particolar modo, nella parte del comune posta agli antipodi del capoluogo, si nota l’utilizzo di un lessico che non ha subito variazioni sintattico-grammaticali negli ultimi 80 anni.

Manifestazioni

Sagra paesana: seconda settimana di agosto
Festival dei fiori: a Eracleamare la 1° settimana di giugno
Balloning Air Show: a Eracleamare l’ultimo week end di giugno (Dal 20 al 22 giugno 2008 si è già tenuta la 2^ edizione del “Raduno Internazionale Aerostatico di Eraclea” con 10 mongolfiere partecipanti condotte da equipaggi italiani a stranieri che hanno consentito anche al pubblico di salire in quota con voli vincolati o liberi per visitare anche dall’alto il territorio circostante la località turistica.)

Vacanza al mare ad Eraclea sarà un esplosione di gusto e divertimento. Tantissimi Hotel Eraclea e strutture ricettive accoglienti e attente ad ogni richiesta del cliente.


apr 22 2009

Vacanze al mare a Cala Gonone in Sardegna

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Cala Gonone è una frazione del comune di Dorgali in provincia di Nuoro (Sardegna), da cui dista 9 Chilometri. Località frequentata già in epoca nuragica, il centro nasce come villaggio fondato da una colonia di pescatori ponzesi all’inizio del XX secolo e si sviluppa soprattutto nella seconda metà del ’900 come importante centro turistico e balneare.

Arrivando da Dorgali e superata la galleria sulla SS 125 che attraversa il monte Bardia, Cala Gonone si staglia contro l’azzurrissimo mare, posizionato sulla collina ripida in discesa verso la costa del golfo di Orosei. Le bellissime spiagge non si vedono subito, poiché il paese si affaccia sul porto turistico. Cala Gonone è ricca di pensioni, alberghi e ha due campeggi, ma non è stata invasa dalle strutture ricettive: esse infatti sono per la maggior parte architetture ristrutturate e adibite a scopo turistico, spesso a conduzione familiare. L’accoglienza e il soggiorno in questa frazione marina di Dorgali è elegante e allo stesso tempo raccolta e familiare.

Le splendide cale del golfo sono talora raggiungibili via mare o, più lungamente, tramite i sentieri dell’hinterland.

Tra le Cale più note si ricordano Cala Luna (interessata nella seconda metà di dicembre 2004 da una potente mareggiata che ha devastato lo splendido tombolo bianco tra il mare e la codula) e Cala Fuili

Famosa e splendida la Grotta del Bue Marino, che partendo dalla costa entra nella montagna per diversi chilometri. Qui si rifugiava la foca monaca (oggi data per estinta in questa zona).

Principali distanza stradali

Alghero – km 168
Arbatax – km 73
Cagliari – km 198
Dorgali – km 9
Golfo Aranci – km 126
Nuoro – km 41
Olbia – km 108
Orgosolo – km 46
Orosei – km 26
Sassari – km 154

Il Clima

Cala Gonone gode dei benefici climatici del mare, con inverni miti ed estati calde e asciutte, e spesso battuta da forti venti di Maestrale, come il resto dell’isola, a che qui hanno una valenza particolare. Il vento non risulta costante ma a forti folate irregolari con direzione variabile, infatti la particolare posizione nel montuoso golfo fa si che il vento proveniente da nord-ovest si incanali nelle gole delle montagne riflettendosi poi da direzione sud-est.

Cala Gonone vi aspetta per le vacanza al mare. Le vacanza a Cala Gonone portano un’atmosfera di magia e di estrema bellezza.

Tanti hotel a Cala Gonone moltissime opportunità per il divertimento.


apr 21 2009

Vacanze al mare a Villasimius in Sardegna

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Per la sua posizione strategica il territorio fu abitato fin da tempi remotissimi, come testimoniato da resti di nuraghi (XIX – VI secolo a.C.), da rovine fenicio – puniche (VII – II sec. a.C.) e romane (III sec. a.C. – VI sec. d.C.). Durante il periodo giudicale, aragonese e spagnolo il territorio fu oggetto di continue incursioni barbaresche, e pertanto si andò progressivamente spopolando. Sono vestigia del periodo spagnolo alcune torri di avvistamento e una fortezza costiera (Fortezza Vecchia) (sec. XVI – XVII). Il villaggio, che poi si evolse fino all’assetto attuale, si chiamava originariamente Carbonara (il nome compare fin da documenti del XIII secolo), fu ripopolato a partire dai primi dell’ ’800 e fu eretto a Comune nel 1838. Il 17 agosto 1862 il consiglio comunale scelse di cambiare nome in Villasimius. Non si conoscono le ragioni di tale decisione. Originariamente le risorse economiche di Carbonara – Villasimius erano essenzialmente legate all’agricoltura e alla pastorizia (non alla pesca, nonostante il mare), e dal 1875 agli anni ’50 anche all’estrazione di granito.

Il turismo per villeggiatura estiva inizia dagli anni ’50, ma solo dopo gli anni ’60 si sviluppa come attività principale, facendo del luogo uno dei più frequentati della Sardegna e del Mediterraneo. Nel 1998 (DM del 15.09.1998, modificato con DM del 03.08.1999 – G.U. n. 229 del 29.09.1999) nel territorio di Villasimius è stata istituita l’Area Marina protetta di Capo Carbonara.

Villasimius si trova nella zona più a sud della Sardegna, caratterizzata dalle bellissime spiagge e dall’acqua blu e purissima della costiera sarda e della Costa Rei. Vacanze in Sardegna a Villasimius per trovare le migliori offerte per le proprie vacanze al mare, scegliendo nella guida le soluzioni preferite di Hotel, Alberghi, Villaggi turistici, Residence ed Appartamenti vacanze a Villasimius.

Le principali spiagge di Villasimius, a partire dalla costa sud (mediterranea) verso est (tirrenica), sono: Porto sa ‘Ruxi, Piscadeddus, Campus, Trois, Campulongu, Spiaggia del Riso, Spiaggia del porticciolo, La Fortezza, Santo Stefano, Cala Caterina, Cala Burrone (adiacente a Capo Carbonara), Cava Usai, Porto Giunco, Timi Ama, Simius, Is Traias, Porto Luna, Manunzas, Riu Trottu (rio tortuoso), Punta Molentis, Procceddus.

A Villasimius, oltre alle spiagge sublimi, trovate anche suggestivi tesori artistici ed architettonici: a cominciare dall’antichissima Chiesetta di Santa Maria, la possente Fortezza Vecchia edificata per controllare e sorvegliare Capo Carbonara, e il suggestivo Porto fenicio di Cuccureddus. Immancabile una gita nella stupenda area protetta di Capo Carbonara.

Villasimius vi incanterà con la sua bellezza e i suoi servizi di qualità. Prenotate una vacanza per l’estate…..i villaggi e i residence vi aspettano


apr 20 2009

Vacanze mare a Scalea in Calabria

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Scalea è uno dei paesi più antichi dell’alto Tirreno Cosentino situato a 109 Km del capoluogo Cosenza , a 26 m sulla costa tirrenica, alla destra della foce del fiume Lao e conta circa 9000 abitanti.

E’ il tipico borgo medioevale costiero predisposto per la difesa degli attacchi. Troviamo la chiesa ed il palazzo dei Principi ed in alto i ruderi del Castello normanno. Scalea è nata durante le lotte tra Longobardi e Bizantini, per il dominio della zona, prima del sec: IX. Scalea come luogo vacanziero è stato scoperto dai romani verso il sec. A. Cristo.

Lo evidenziano i numerosi ruderi delle ville romane di epoca imperiale distribuiti nella piana e sulle prime alture. I romani costruirono queste ville nei posti più suggestivi. Le lussuose dimore servirono loro, oltre che per la vacanza, anche da modello per la costruzione delle ville di Ercolano e Pompei.

La Gastronomia

PRIMI PIATTI:
Linguine al baccalà, spaghetti al ragù di tonno, bucatini con il cavolfiore, tagliatelle con i carciofi, i fusilli con la vrasciola, gli spaghetti con le alici, i fusilli lagane e ceci, e la “pasta grattata” con pane raffermo e peperoncino piccante.

SECONDI PIATTI.
Baccalà fritto con i peperoni secchi, pesce spada al limone, il gratin di alici, le frittelle di neonata, la pitta. Deliziose le ricette a base di pollo della tradizione contadina, affiancate da buone carni arrosto. Sulla tavola scaleota regna il pesce, che il mare offre in grande abbondanza e varietà. Cernie, spigole, sauri, alici, sarde e rosa marina sono quelli più pescati. Ma c’è di più, perché oltre al pesce la cucina di questo paese utilizza molto anche la carne. Soprattutto quella ovina e caprina, che proviene dagli allevamenti molto diffusi sul territorio comunale. Così non c’è da stupirsi se un primo piatto tipico sono i fusilli con la carne di capra, né se le massaie preparano ancora “i capucelle”, testine di agnello o capretto cucinate con la mollica di pane. Molto apprezzati infine anche “i pipi arrusculiati”, peperoni seccati al sole d’estate e poi soffritti durante l’inverno con salsiccia.

DOLCI:
Molto buoni sono i “Turdilli” e i “Chinuli”, e panicilli dolci tipici scaleoti che vengono preparati come da tradizione a Natale.

Scalea è un luogo di villeggiatura molto frequentato e attrezzato della Calabria. Le vacanze al mare a Scalea offrono soggiorni completi e di grande attrattiva.

Gli hotel a Scalea sono forniti di ogni servizio e si completano con le offerte pacchetto spiaggia.

Scalea vi aspetta….


apr 17 2009

Vacanze al mare, Lido di Savio Ravenna

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Lido di Savio è una località balneare della riviera romagnola, situata a circa 15 km da Ravenna, di cui è frazione, e a 3 km da Cervia, ed è essenzialmente legata ad attività turistica estiva. Ha due strade principali: Viale Romagna, che, in macchina è quasi interamente solo in direzione Lido di Classe e viale Byron, la strada più importante, che porta in tutte le direzioni verso l’esterno del confine del paese.

Confina a Sud con Milano Marittima, a Nord è separata dall’attigua Lido di Classe attraverso il fiume Savio, qui alla sua foce, e fa parte assieme ad essa della Circoscrizione n. 12 del comune di Ravenna, avente sede a Castiglione di Ravenna.

L’ampia spiaggia lunga oltre 2km a sud della foce del fiume Savio e il bellissimo ambiente naturale della pineta sono le attrazioni di questo Lido. Le strutture ricettive con un ottimo rapporto qualità/prezzo e l’arredo urbano appena rifatto, la rendono unica. Senza dimenticare MIRABILANDIA, il grande parco giochi della Romagna, con le attrazioni più pazze e divertenti per tutti: adulti, ragazzi, famiglie. Notevoli le attrezzature sportive, come il centro Ippico “LE SIEPI”, l’acquascivolo, i campi da tennis.
Altre opportunità di fitness sono poi offerte dalla scuola di vela e dalla possibilità di praticare sci nautico e nel vicino paese anche i voli ultraleggeri. Dopo la vita di spiaggia e le attività sportive è possibile fare shopping negli eleganti negozi, concludendo la serata nei numerosi locali di divertimento. A pochi minuti si trovano inoltre gli importanti impianti termali di Cervia e il Golf Club con impianto a 18 buche.

Le vacanze al Lido di Savio vi ridaranno l’allegria che avete perduto durante le fatiche lavorative di ogni giorno. Gli Hotel del Lido di Savio sono attrezzati per la vostra vacanza al mare tra relax, feste e tanto sole.

Il Lido di Savio ogni anno si popola di migliaia di turisti, perchè non andate anche voi?


apr 16 2009

Vacanze benessere a Pisticci in Basilicata

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L’ipotesi meno probabile vuole che l’etimologia del nome Pisticci derivi dal greco Pistoikos, luogo fedele (da pistis, fede, e oikos, luogo). Infatti, durante la guerra tra Taranto e Roma nel 291 a.C., Pisticci fu l’unica città metapontina che rimase fedele a Taranto, da qui il nome di luogo fedele, poi latinizzatosi in Pisticium.

L’altra ipotesi è che il nome derivasse dal tardo latino Pesticium o dal basso franco Pestiz che significano terreno pascolativo. Quest’ipotesi è tuttavia la più accreditata al momento.

La M e la P presenti sullo stemma cittadino ricordano il fatto che Pisticci gravitasse nell’area di influenza di Metaponto e anche la spiga di grano ne è un simbolo: infatti la spiga era il simbolo stesso di Metaponto ed era effigiata sulle monete della colonia greca. Il primo stemma cittadino era costituito dalla sola spiga ed è situato sul basamento dell’altare della chiesetta rurale di San Vito.

Il territorio di Pisticci si estende per 23.000 ettari ed è compreso tra i fiumi Basento, a Est, e Cavone, a Ovest, che separano il territorio pisticcese rispettivamente dai comuni di Bernalda e Montalbano Jonico.

Le tre colline su cui sorge il centro storico, Serra Cipolla, San Francesco e Monte Como, sono situate nella parte occidentale, dove il terreno è prevalentemente argilloso e i versanti delle colline sono caratterizzati da profonde scanalature, i calanchi.

Terravecchia - Costituisce la parte più antica dell’abitato da cui nel 1688 franò l’attuale rione Dirupo. In esso sono ubicati il castello, l’antica porta del paese, la Chiesa Madre, la Chiesetta dell’Annunziata e i ruderi della chiesa della Madonna della Stella e diversi palazzi gentilizi. Vi è situato il torrione dell’acquedotto dell’Agri, di epoca fascista. Si tratta di un serbatoio costruito per il fabbisogno idrico del paese, con adiacente un altro serbatoio più piccolo di asservimento a Montalbano Ionico. Per la costruzione fu abbattuto il castello normanno-svevo che sorgeva sul posto, di cui sopravvive una massiccia fortificazione quadrata, forse il mastio, fino a qualche tempo fa adibito a ricovero di capre. Sorte molto simile a quella toccata al castello di Lagopesole, di federiciana memoria,oggi restaurato, dopo essere stato per anni destinato a ovile per le pecore.
Osannale – Piccolissimo e inglobato nel rione Terravecchia, è costituito dalla piazzetta omonima e da pochi vicoli adiacenti. Nella piazzetta è situata la Croce delle Palme, una croce in pietra bianca su un lungo basamento cilindrico. A ricordo dell’eccidio di vittime innocenti ivi perpetrato dal terribile “capobanda” Pagnotta.
Loreto – Alle spalle del rione Terravecchia, prende il nome dall’antica chiesetta delle Madonna dello Rito, locuzione trasformatasi col tempo in Loreto. Vi avevano sede le antiche carceri cittadine, ossia mandamentali, essendo il paese sede di Mandamento.
Dirupo (comunemente in dialetto T’rrup) – Ha preso nome dalla rovinosa frana del 1688, sulle rovine della quale fu costruito. Vi è ubicata la chiesetta dell’Immacolata Concezione. A Pisticci t’rrupist (abitante del Dirupo) è sinonimo, usato oggi scherzosamente, di rozzo in quanto la popolazione del rione era costituita soltanto da contadini senza famiglie di professionisti né tanto meno di nobili. Questi contadini ebbero però la forza e l’orgoglio di ricostruire le loro case sulle rovine di quelle precedenti, dopo che il tentativo di ricostruirle in zona più sicura, in contrada non a caso detta “terranova”, fu frustrata dalle esose pretese del signorotto locale,tale De Cardenas.
Marco Scerra (comunemente in dialetto Mac’Scerr) – Deve il suo nome al brigante Marco Scerra, proprietario della vigna su cui fu edificato il rione. Alla sua estremità è situata la seconda piazza principale del paese, piazza Plebiscito o più comunemente San Rocco, su cui si affacciano la chiesa del Santo Patrono, la torre dell’orologio e l’agenzia delle entrate.Quest’ultima allocata in una costruzione moderna,edificata sulle rovine di una casa gentilizia, il Palazzo Durante, sopravvissuto alla terribile frana del 1688, ma non alla incuria e all’abbandono degli uomini, sì da determinarne il crollo rovinoso non molti anni addietro.
Tredici - Il nome indica il numero delle case che si affacciavano anticamente sull’odierna via Manzoni.
Cammarelle – Il nome è quello del proprietario del vigneto su cui il rione fu costruito da circa metà 1900. In cui è stato appena ultimato un parcheggio multipiano che a breve sarà inaugurato. E dove fu trovata, ma fisicamente non se ne conserva memoria,a differenza del parcheggio, la fornace del più grande ceramista italiota, il “Pittore di Pisticci”.
Municipio – Prende il suo nome dalla presenza del vecchio palazzo municipale, oggi sede del tribunale. Occupa la parte centrale dell’abitato con la piazza principale su cui si affaccia il Convento, da cui in realtà il palazzo municipale era stato ricavato: tant’è che l’antico chiostro, sormontato da una meridiana, archivoltato intorno a un magnifico pozzo dal boccaglio geometrico è stato trasformato in sala udienze consiliari.Questo in tempi recentissimi. Il boccaglio del pozzo però si è salvato.
Picchione (raramente Montebello) – Dalla famiglia sui cui terreni è stato costruito, sviluppatosi a partire dal 1700.Sede di una chiesetta prima sconsacrata e poi ricostruita nel rione dedicata alla Madonna d’u clumm”, cioè del “fiorone”, il fico “primitivo”, inteso come frutto, che matura a luglio, mese in cui cadeva la solennità religiosa.
Piro – Anticamente detto Contrada del Pero dalla presenza di numerose piante di pero su questi terreni. Si sviluppò a partire dal 1800, è attualmente sede dei servizi del distretto sanitario e della sede attuale del Comune di Pisticci a Palazzo Giannantonio.Sicuramente assunse importanza perché lì era ubicato il cinema “Colosseo”, in via Basento, quasi a strapiombo sulla sottostante via Cammarelle, opera ardita non solo sotto il profilo costruttivo, ma anche educativo: in mancanza dell’odierna televisione, era a scuola e al cinema che si apprendeva di essere italiani.
Croci – Deve il suo nome alle 5 croci lì collocate nel 1752 in occasione di speciali predicazioni missionarie, prima di questo evento il rione aveva il nome di Contrada Belvedere. Tutto il versante sud del rione è sostenuto da un muraglione in cemento armato, costruito dopo la frana del 1975, che l’ha quasi completamente distrutto. Sempre dopo la frana trovarono posto qui la villa comunale e alcune strutture sportive.
Le Matine – Comprendono la parte orientale dell’abitato e il nome, termine dialettale per “mattine” deriva proprio dal fatto che questa è la parte del centro urbano esposta al primo sole. È costituito da tre rioni.

Fiere e Sagre estive

Giugno: festa di Sant’Antonio da Padova.
Luglio:

* LucaniaFilmFestival, rassegna internazionale di cortometraggio.
* Raduno regionale di bande da giro.
* Varie manifestazioni culturali, sportive e spettacoli.
* Prima settimana di luglio, festività in onore della Madonna di Fatima e Cristo Re.
* Ultima domenica del mese di luglio, gara podistica su percorso cittadino a cura del Centro Studi Gymnasium.
* 26 luglio – Sagra dell’anguria e festa di Sant’Anna nella frazione di Casinello.

Agosto:

* 1° agosto, sparo di mortaretti e giro della Banda di Pisticci per le vie della città alle ore 6.00 per segnalare l’inizio ufficiale delle festività e dell’”agosto pisticcese”.
* 6° agosto, rassegna musicale “Cantabimbi” a cura del Centro Studi Gymnasium.
* 1-10 agosto, manifestazioni culturali e spettacoli organizzati dalla Proloco Pisticci.
* 8 agosto, XI edizione del Premio “Dirupo d’Oro”,(Voluto nel lontano 1996 dal Presidente dell’epoca Giovanni Rotundo,e altri amici avendo trovato molte difficoltà ad allestire la prima edizione) assegnazione del premio a personalità lucane distintesi nel mondo in vari settori professionali, organizzato dalla Proloco Pisticci.
* 1-14 agosto, “Lammieinmusica”, rassegna di musica popolare organizzata dall’associazione “Allelammie”.
* 12 agosto, alla mattina fiera-mercato, retaggio dell’antica fiera del bestiame, alla sera fiera dei prodotti tipici organizzata dall’Associazione “La Spiga” con assaggi di specialità pisticcesi e lucane.
* 15-16-17 agosto, feste patronali in onore di della Madonna Assunta, di S. Rocco e di S. Vito; processioni, concerti bandistici, gare pirotecniche, illuminazioni, manifestazioni culturali e sportive, spettacoli di musica leggera. 17 a sera processione del carro trionfale trainato dai cavalli.
* 18 agosto, serata conclusiva delle feste patronali con concerto di un cantante.
* Manifestazioni culturali e sportive fino alla fine del mese.
* Fine agosto – Feste di San Pietro e San Leonardo nei pressi delle rispettive chiesette rurali con bancarelle e spettacoli.

Settembre:

* Festività in onore della Madonna delle Grazie (Frazione Marconia), Madonna di Loreto, Madonna di Viggiano.

La cucina

La cucina tradizionale è la tipica meridionale: piatti semplici della tradizione contadina con pasta fatta in casa, verdure e ogni cosa commestibile producibile dal maiale.A tal proposito Pisticci fa onore alla tradizione che vuole la salsiccia lucana assolutamente superlativa rispetto a tutte le altre se è vero, come è vero, che il nome di “lucanega”, che fin dal tempo dei Romani al nord significa salsiccia, non può che venire da Lucania. La salsiccia pisticcese si caratterizza per l’abile dosaggio di ingredienti, assolutamente naturali, che impediscono possa avariarsi, a onta del clima non particolarmente freddo tipico di una realtà collinare. Tra questi ingredienti spicca l’”anese”, che pare debba essere la spezia nota come “coriandolo” e il peperoncino in polvere, dolce o piccante a seconda dei gusti, che veniva ottenuto direttamente dalla molitura dei peperoni precedentemente essiccati. Vi sono fondamentalmente due tipi di salsiccia, quella “magra”, più prelibata e quella grassa, ottenuta con più dovizia di lardo e più adatta alla cottura sotto la brace.L’una e l’altra comunque capaci di ispirare gli strambotti e le composizioni improvvisate al suono del cupa cupa. Per non parlare della soppressata pisticcese, ormai rara, autentico capolavoro della tecnica casalinga e contadina dell’insaccamento e della successiva conservazione, che nel caso della soppressata avveniva secondo modalità antichissime che prevedevano l’uso della paglia o della cenere come ambienti idonei alla stagionatura. Altro autentico capolavoro locale è il pane, ancora oggi prodotto seguendo costumanze che si perdono nella notte dei tempi.L’ingrediente fondamentale, ormai in via di estinzione, è la farina ottenuta da una varietà indigena di grano duro, il cosiddetto”cappello” o “cappella” che rende il pane, opportunamente impastato anche con l’aggiunta di patate, particolarmente fragrante e capace di conservarsi diversi giorni. La stessa farina viene impiegata per la pasta fatta in casa.

I tipi di pasta tipici sono le tapparédde (a forma di rombo), i rucchélé (ruccoli, gnocchetti concavi), i tagghiariédde (tagliolini), maccheroni ai ferri e orecchiette, con sughi spesso insaporiti da cacciagione, una volta lepre e cinghiale, ma anche uccelletti prede della micciarola. Tagliolini e ruccoli si prestano anche a piatti con verdure cotte: i ruccoli in particolare vengono impiegati per un piatto molto simile a quello pugliese degli “strascinati” e cime di rape, mentre i tagliolini vanno bene con i ceci, i fagioli o i piselli.Per non dire della cicerchia, leguminosa assai discussa, almeno nel vissuto popolare, per un’antica credenza che la vuole capace di far perdere la ragione.

Le verdure tipiche sono fave e cicorie, lambasciùne (cipolline).I lambascioni sono bulbi selvatici, che si scavano nel terreno usando una zappa lunga e stretta, ” u zappudd’”. Corrispondono presumibilmente alla pianta nota come muscaro: leggermente amarognoli, ricchi di proprietà sconosciute, digestivi, forse afrodisiaci, si cucinano e si conservano secondo diverse modalità, con l’olio fritto e l’aceto, con il peperoncino, impanati nell’uovo e così via.

I dolci tipici natalizi sono le pettole, le ‘ncartagghiate (cartellate), i porcedduzzi (porcellini).

Il benessere a Pisticci è la grande attrazzione. Gli hotel benessere a Pisticci sono il modo migliore per rilassarsi dopo tanto lavoro e tante fatiche quotidiane.

Le vacanze a Pisticci vi daranno una sensazione unica e mai provata.


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